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Adrian Smith: “Ecco perché sono uscito dagli Iron Maiden”

Gli Iron Maiden sono una delle più grandi Metal Band di tutti i tempi. Attraverso la loro opera, i membri del gruppo hanno potuto scolpire il proprio nome nella leggenda; cementando le loro singole figure come quelle di massime influenze per gli artisti che annoverano il fervente panorama musicale moderno. Sin dai primi anni, i Maiden si sono resi principali protagonisti di una rivoluzione sonica unica nel suo genere ed eclettica come poche.

La commistione di generi di cui la discografia degli Iron Maiden si compone, li ha resi una band di punta in quanto ad istrionismo ed estro compositivo. Nel corso degli anni, comunque, il percorso degli Iron Maiden non è sempre stato lineare. Furono numerosi i cambi di rotta che hanno osteggiato la stabilità della band. La dipartita dei suoi componenti, in determinati periodi storici, ha segnato una serie di battute d’arresto non indifferenti per l’apparentemente irrefrenabile macchina dei Maiden.

Negli ultimi anni, comunque, gli Iron Maiden hanno dimostrato di meritare lo status leggendario con cui si sono consacrati alla storia, ritornando ad incendiare i palchi di tutto il mondo con una line-up formidabile. In quest’articolo, riportiamo le recenti parole di Adrian Smith, chitarrista del gruppo, che ha rivelato i motivi per cui è uscito dagli Iron Maiden nel lontano 1990.

Perché Adrian Smith è uscito dagli Iron Maiden?

Nel corso di una recente intervista rilasciata per Raised on Radio, Adrian Smith ha parlato dei motivi per cui è uscito dagli Iron Maiden nel 1990, spiegando di essere entrato in conflitto con i membri del gruppo per qualcosa in particolare. Andando avanti con il colloquio, Smith ha detto di aver annunciato la sua dipartita mentre il gruppo stava lavorando a No Prayer For The Dying, ottavo album dei Maiden. Il disco, avrebbe rappresentato un ritorno della band alle sonorità che adottarono negli anni ’80, in cui i sintetizzatori la facevano da padroni. Smith tornò negli Iron Maiden nel 1999, dopo aver superato i dubbi che l’avevano attanagliato riguardo una line-up a tre chitarristi che, secondo lui, non avrebbe potuto funzionare.

“Penso che su Somewhere In Time e Seventh Son, avevamo iniziato ad adottare un sound più costruito. Ho apprezzato molto la raffinatezza di quelle sonorità – ha esordito Smith –  Ciò che Steve Harris e Bruce Dickinson auspicavano, era uno stile crudo e immediato, ma io caddi in un profondo stato d’irrequietezza. Sentivo il disperato bisogno di scrivere qualcosa di brillante, come facevano tutti. Questo mi faceva soffrire molto. Non so perché, ma credo di essermi spinto troppo oltre i miei limiti. Quando abbiamo iniziato ad incidere, la mia mancanza di entusiasmo ha preso il sopravvento dando sui nervi ai ragazzi della band. Sembra chiaro che le atmosfere respirate nel clima interno alla band in quel periodo portarono Smith a prendere questa decisione particolarmente sofferta.

 

 

 

 
 

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Claudio Pezzella, studente in culture digitali e della comunicazione. Appassionato dell'arte in tutte le sue sfumature,alla costante scoperta di nuove frontiere culturali. Chitarrista e compositore polistrumentista impegnato in progetti progressive metal. (email:claudio190901@gmail.com)