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Quella volta che Alice Cooper fu creduto donna in un film di Tim Burton

Alice Cooper è un cantante rock fortemente legato ad atmosfere macabre ed inquietanti. Ha spesso suscitato scalpore proprio per questo motivo. Alice Cooper è stato anche attore, per esempio ha avuto un ruolo nel film Dark Shadows, per la regia di Tim Burton.

Tim Burton e Alice Cooper: due amanti del macabro

L’aspetto sicuramente più interessante di questa sua collaborazione con il regista sta nel fatto che entrambi abbiano costruito la loro carriera artistica su atmosfere inquietanti e oscure: il “dark” dei film di Tim Burton è noto a tutti ed ha conquistato una generazione, mentre Alice Cooper è famoso come principale esponente dello “shock rock“. Così come Alice Cooper nelle sue canzoni, Tim Burton si è spesso ispirato alla letteratura di genere horror ed ha utilizzato per i suoi personaggi trucchi e caratterizzazione macabra, assimilabile al “corpse paint”, tratto distintivo di Alice Cooper. Entrambi sono inoltre interessati a raccontare storie di reietti, outsider, emarginati e diversi, basti pensare al film capolavoro di Burton Edward mani di forbice, l’escluso per eccellenza. Sia Alice Cooper che Tim Burton hanno poi l’abitudine di accostare immagini dolci a situazioni molto inquietanti: moltissimi personaggi burtoniani sono costruiti secondo questa dicotomia, mentre lo stesso nome di Alice Cooper è stato scelto, come da lui dichiarato, in quanto gli faceva pensare ad una dolce fanciulla con un coltello da macellaio in mano e un lecca lecca nell’altra.

Dark Shadows e la “signora Cooper”

Nel film “Dark Shadows” in particolare si narra l’oscura vicenda di un vampiro, interpretato da Johnny Depp, che come sappiamo è grande amico di Alice Cooper, con cui ha una band. Il vampiro si sveglia dopo secoli in un’epoca moderna che non conosce, i suoi nipoti sono in estrema difficoltà economica. Così tenta di rilanciare l’attività di famiglia, ridotta sul lastrico a causa dei sotterfugi della strega che lo ha reso vampiro (interpretata da Eva Green). Per farne crescere il prestigio vuole tenere un “ballo”, ma ovviamente non è più epoca per balli, quindi tiene una festa.  Ed è qui che entra in gioco Alice Cooper: viene ingaggiato come cantante dal vampiro. La cosa esilarante della faccenda è che il vampiro è convinto che sia una donna, lo chiama continuamente “signora Cooper“.

Le canzoni di Alice Cooper nel film

Alice Cooper di fatto all’interno del film si esibisce come se fosse un suo normalissimo concerto, visto che il suo ruolo consiste in quello di se stesso, ingaggiato per la festa. L’artista canta due canzoni, non create appositamente per il film, ma appartenenti al suo repertorio. La prima è No More Mr. Nice Guy, tratta dall’album Billion Dollar Babies del 1973. Il testo descrive un cambiamento di una persona che non vuole più essere buona, ma essere se stessa anche a costo di farsi emarginare. Sicuramente la canzone più intensa del film è però Ballad of Dwight Fry, tratta dall’album Love It to Death. In Dark Shadows viene eseguita dal cantante esattamente come durante un suo concerto: con addosso una camicia di forza.

La canzone si adegua perfettamente ai personaggi di Tim Burton: infatti, nel film la protagonista femminile  è stata rinchiusa in un ospedale psichiatrico dai suoi genitori, in quanto vede cose “che gli altri non riescono a vedere”, come fantasmi e spiriti. Ballad of Dwight Fry racconta proprio la storia di un uomo in terapia intensiva, che esattamente come fa la protagonista di Dark Shadows, sembrerebbe che scelga di scappare dall’ospedale. Infatti, la canzone accenna a delle sirene che egli sente ululare e perciò non è libero.

“See my lonely life unfold
I see it everyday
See my lonely mind explode
Blown up in my face
I grabbed my hat and I got my coat
Then I, I ran into the street
I saw a man that was choking there
I guess he couldn’t breathe
Said to myself this is very strange
I’m glad it wasn’t me
But now I hear those sirens callin’
And so I am not free”. 
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Laureata in Lettere moderne ed in Filologia moderna. Siciliana doc, docente, copywriter. Ha pubblicato un saggio dal titolo "Dietro lo specchio, Oscar Wilde e l'estetica del quotidiano" e scrive per diversi siti di divulgazione culturale. Ama la letteratura, il cinema, il teatro, l'arte e naturalmente la musica (ha studiato teatro musical per quattro anni), in particolare il rock, il symphonic metal, il cantautorato italiano e i musical.