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Gli amplificatori per chitarra più strani di sempre

Senza discendere eccessivamente nei particolari, definiamo un amplificatore per chitarra come un dispositivo, capace di processare un segnale elettrico, prodotto dal pickup di una chitarra; convertendolo in un vero e proprio segnale sonoro, diffuso attraverso uno o più altoparlanti. Definire quest’oggetto, identificandone, esclusivamente, il principio di funzionamento e le sue componenti; risulterebbe, in questa sede, relativamente superfluo.

Gli appassionati di musica, di qualsivoglia genere e, in ogni anno, avranno sicuramente scorto, almeno una volta, un oggetto del genere sul palco o nelle immagini di repertorio che ritraggono i propri artisti preferiti. Se vogliamo, possiamo affermare che l’amplificatore per chitarra sia il mezzo, attraverso il quale; il messaggio di rivoluzione sonica del Rock, ha potuto diffondersi; dando voce ai più grandi Riff di sempre; consacrando i massimi esponenti del genere, all’eterna e prestigiosa storia della musica.

Il progresso tecnologico, in ogni caso, ha coinvolto,  anche il mondo della musica e, in particolare, della chitarra. Così, è stato possibile assistere, nel corso degli anni, ai restyling più fantasiosi di strumenti e amplificazione. In questa classifica, abbiamo raccolto alcuni degli amplificatori per chitarra più singolari mai messi in commercio.

5) Yamaha TA-60

Si tratta, sicuramente, di uno dei design più strani e particolari di tutti i tempi. Lo Yamaha TA-60 è un amplificatore che, di certo, non passa inosservato. L’oggetto assume una forma monolitica. Commercializzato tra la fine degli anni ’80 e l’inizio dei ’70; l’amplificatore venne diffuso nel periodo in cui debuttò sulle scene l’iconica chitarra, rivisitazione della Gibson SG, firmata dal brand nipponico. Mentre i controlli sono posti in alto, le entrate jack si trovano di lato. L‘idea era di creare un amplificatore dal suono “neutro”. Il risultato, fu descritto come una sonorità chiara ed eccessivamente aperta. In ogni caso, lo Yamaha TA-60 rappresenta un’ottima soluzione, in particolare, nei territori in cui è richiesto un maggiore utilizzo di distorsione.

4) Silvertone 1482

A prima vista, quest’amplificatore potrebbe sembrare una vecchia televisione degli anni ’50. Costruito nel decennio successivo, il Silvertone 1482 rappresentava una soluzione comoda e versatile, viste le dimensioni compatte ed un discreto spettro sonoro disponibile, grazie all’aggiunta di un effetto tremolo. Il Silvertone 1482 genera una potenza in uscita di 15 Watt e, ad oggi, è un oggetto da collezione molto richiesto. Nonostante sia difficile preservare le condizioni dell’oggetto, il Silvertone 1482 viene spesso comparato al Fender Tweed Deluxe, per quanto riguarda i suoni. Spingendo i volumi al limite, inoltre,è possibile avvicinarsi a sonorità di stampo Heavy Metal tradizionale.

3) Magnatone M10A

Il Magnatone M10A, prefigura, oltre ad una scelta stilistica particolarmente interessante, sebbene apparentemente ovvia, visto che la sua commercializzazione è avvenuta a metà degli anni ’60, anche l’utilizzo diffuso di valvole molto rare e di soluzioni sonore cospicue grazie alla presenza di effetti di riverbero, vibrato e anche un’inversione di fase.

2) The Jam Jar

Di concezione moderna, invece, sono i Jam Jar. Amplificatori di portata ridottissima; il cui circuito, componenti comprese, viene immesso all’interno di un comune barattolo. Si tratta, in vero, di una soluzione eccessivamente singolare per soddisfare realmente le esigenze di un chitarrista. Eppure, portare in viaggio Jam Jar sembrerebbe la cosa migliore, viste le dimensioni e il fatto che, in ogni caso, Jam Jar funziona come un amplificatore legittimo.

1) McKinney 1260

Il McKinney 1260 debutta sul mercato verso la fine degli anni ’40. Costruito da Valco, l’amplificatore in questione è stato lanciato a cavallo con il periodo in cui la musica cominciava a cambiare. Mentre gli amplificatori proposti dalle altre compagnie fino ad allora, non riuscivano a soddisfare le esigenze del nascente Rock N’Roll, il McKinney 1260, vide la luce per accompagnare le esibizioni di chitarra graffianti che, di li a poco, avrebbero stravolto completamente le carte in tavola. Con 16 Watt di potenza, il McKinney 1260 comprendeva due ingressi, uno per il microfono e l’altro per la chitarra. I controlli, invece, erano molto semplici, includendo solo 2 potenziometri per ingresso; per il volume e per la regolazione del tono.

 

 

 

 

 

 

 

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Claudio Pezzella, studente in culture digitali e della comunicazione. Appassionato dell'arte in tutte le sue sfumature,alla costante scoperta di nuove frontiere culturali. Chitarrista e compositore polistrumentista impegnato in progetti progressive metal. (Email:claudio190901@gmail.com)