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Beatles: 5 brani che non sarebbero mai esistiti se i Fab Four non fossero mai nati

I Beatles hanno rivoluzionato completamente il concetto di musica e, se non fosse stato per il loro contributo, alcuni brani (e probabilmente anche alcuni generi musicali) non sarebbero mai esistiti. I Fab Four, formati da John Lennon, Paul McCartney, Ringo Starr e George Harrison, hanno scritto alcuni dei successi più grandi di tutti i tempi e, ancora oggi, continuano ad influenzare generazioni e generazioni di musicisti. Oggi cercheremo di soffermarci in particolar modo sull’influenza che hanno avuto i Beatles su determinate band, analizzando alcuni brani che non sarebbero mai esisti se i Fab Four non fossero mai nati.

Paint It Black, Rolling Stones

Una delle più famose e controverse ‘faide’ della storia del rock è quella tra i Beatles e i Rolling Stones. Una vera e propria guerra tra titani, una sfida nata con un solo scopo: decretare la migliore band del pianeta. Nel 1965 i Beatles cominciarono ad introdurre nei loro pezzi strumenti orientali, come ad esempio il sitar, suonato da George Harrison nel brano Norwegian Wood. Poco tempo dopo, nel 1966, gli Stones pubblicarono una canzone dal titolo Paint It Black e indovinate un po’? Anche loro decisero di introdurre nel pezzo il suono del sitar.

So Sad About Us, The Who

Lo stesso discorso vale anche per gli Who e la loro So Sad About Us. Con le sue dolci chitarre, le armonie in stile Beach Boys e quel testo così sdolcinato (“.. ma io non posso spegnere il mio amore come tu non puoi spegnere il sole”), il brano è un degno antenato del genere power pop. Considerata come una delle più grandi deviazioni pop di Pete Townshend, questa traccia prende ogni possibile trucco melodico proposto dai Beatles e lo applica al tema del romanticismo adolescenziale.

Cryin’, Aerosmith

Sin dalle origini gli Aerosmith sono sempre stati considerati come una band hard rock, con chiari riferimenti ai Rolling Stones piuttosto che ai Beatles. Col passare del tempo, però, Steven Tyler e soci hanno saputo anche reinventarsi, manifestando anche tutto il loro lato più melodico. Un esempio lampante è quello di Cryin‘, brano pubblicato nel 1993 ed estratto dall’album Get a Trip. Il pezzo si apre con un’incredibile sezione di fiati, mentre Tyler racconta la storia di una relazione finita male tra un uomo e una donna.

All Apologies, Nirvana

Partendo da un semplice riff di chitarra, Kurt Cobain in questo pezzo si rivolge agli eroi della sua infanzia per cercare ispirazione. Tra le melodie pop e la bellezza agrodolce delle corde vocali del frontman, All Apologies sembra essere a tutti gli effetti un degno tributo ai Beatles. Il brano, non a caso, doveva inizialmente intitolarsi “La la la” e il ritornello finale invece si conclude con un “yeah yeah yeah” che sembra riecheggiare proprio She Loves You dei Fab Four.

Go Let It Out, Oasis

I fratelli Gallagher non hanno mai nascosto la loro grande passione per i Beatles. Liam, ad esempio, era talmente ossessionato dai quei 4 ragazzi di Liverpool da chiamare suo figlio Lennon. Insomma, gli Oasis hanno catturato perfettamente lo spirito degli anni ’60 e, per alcuni, sono i discendenti più logici dei Beatles. Prendete ad esempio il brano Go Let It Out, estratto dall’album Standing on the Shoulder of Giants. L’uso del Mellotron nel ritornello vi trasporterà indietro nel tempo fino a Strawberry Fields, con Liam Gallagher che funge da John Lennon. Noel, invece, a proposito del brano disse:

“Era la prima volta che suonavamo come i Beatles moderni, cosa che cercavamo di fare da anni ed anni. Go Let It Out è la vera gemma dell’album, credo sia uno dei nostri pezzi migliori.”

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Simone Esposito: studente e amante della musica in tutte le sue sfumature. Articolista esperto e aspirante critico musicale. Appassionato di cinema, letteratura e arte (in tutte le sue forme). (es.simone@libero.it)