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Beatles, perchè Ringo Starr non suona mai gli assoli?

Qualche giorno fa, il 7 luglio per la precisione, il caro vecchio Ringo Starr ha spento ben 80 candeline (anche se non si direbbe affatto). Il musicista di Liverpool, nato Richard Starkey, è considerato ancora oggi come uno dei più grandi batteristi di tutti i tempi. Ripercorrendo la sua lunga e prolifica carriera, poi, ci siamo accorti che Ringo Starr non è mai stato un vero appassionato di assoli, anzi, a dirla tutta non li ha mai amati. C’è stata, in verità, una sola occasione in cui l’ex Beatle si è lasciato andare in un lungo e potente assolo di batteria.

Ringo Starr: “gli assoli non mi hanno mai appassionato”

Ringo Starr, batterista dei Fab Four dal 1962 al 1970, ha sempre avuto uno stile estremamente preciso e, a tratti, innovativo. Soffermandosi sulla discografia dei Beatles, però, ciò che salta subito all’occhio è che non ci sono tantissimi assoli di Ringo Starr, anzi praticamente non ce ne sono affatto. L’unico è quello presente nel brano del 1969 “The End“, estratto dall’undicesimo album “Abbey Road“. Starr ha infatti più volte sottolineato: “gli assoli non mi sono mai piaciuti, l’unico che abbia mai fatto è quello presente in ‘The End’.”

A convincere Ringo Starr a lasciarsi andare in un lungo assolo ci hanno pensato proprio i restanti Beatles, con il fondamentale intervento di George Martin.

“Gli assoli non mi hanno mai appassionato, quello di “The End” è infatti l’unico che io abbia mai fatto. C’era una parte dove tutti e 3 facevano degli assoli e quindi iniziarono a chiedere anche a me di farne uno. Io risposi che non avrei fatto nessun dannato assolo, ma alla fine George Martin riuscì a convincermi.” Spiega Ringo Starr nel libro “The Beatles Anthology”, aggiungendo: “Alla fine l’ho fatto e basta e, ad essere sincero, sono contento di averne registrato almeno uno nella mia vita.”

L’assolo presente nel brano “The End”

Il batterista di Liverpool si è poi soffermato sul valore aggiunto delle pelli applicate sulla sua batteria e sul disco in generale:

“Avete presente quel suono di batteria nel disco? Ecco, è il risultato delle nuove coperture di vitello. In quel disco ho suonato parecchio i tom: avevo le pelli nuove di zecca ed è stato veramente fantastico. Le registrazioni al naturale sono proprio un’altra cosa, ora c’è troppa manipolazione. Alla fine possono ritenermi abbastanza soddisfatto di Abbey Road, la seconda parte è riuscita molto bene, soprattutto dopo l’ossessione di Let It Be. In conclusione credo che ‘The End’ sia uno dei nostri pezzi migliori: John e Paul avevano già composto qualcosa e poi, insieme, li abbiamo organizzati e messi insieme.”

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Simone Esposito: studente e amante della musica in tutte le sue sfumature. Articolista esperto e aspirante critico musicale. Appassionato di cinema, letteratura e arte (in tutte le sue forme). (es.simone@libero.it)