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Beatles, quella volta che George Harrison fu accusato di plagio per…

Quale è la controversa storia dietro “My Sweet Lord” di George Harrison? Dopo che i Beatles si separarono con grande dispiacere nei fan nei primi anni ’70, ogni membro della band iniziò una carriera da solista. George Harrison riuscì a dimostrare di poter essere un grande artista solista grazie al suo capolavoro “My Sweet Lord”. Vediamo quale è la storia e pure le polemiche dietro una delle più iconiche canzoni di un membro dei Fab Four da solista. Vediamo quella volta che George Harrison fu accusato di plagio.

George Harrison e la sua conversione all’induismo

George venne cresciuto secondo gli insegnamenti cattolici ma decise di convertirsi da adulto all’induismo. Le sue convinzioni indù hanno poi condizionato gran parte del suo lavoro come membro dei Beatles oltre che come artista solista. Dopo aver iniziato a interessarsi alla spiritualità indiana, tre guru indù – Sri Yukteswar Giri, Sri Paramahansa Yogananda e Sri Mahavatar Babaji – sono stati raffigurati sulla copertina dell’album dei Fab Four Sgt. Pepper’s Lonely Hearts Club Band. Dopo che i Beatles si sciolsero, George usò spesso le immagini di varie divinità dell’induismo Krishna nelle sue copertine degli album.

I riferimenti religiosi del pezzo

Ma ecco che George Harrison crea il suo capolavoro: “My Sweet Lord”.  L’espressione più famosa della spiritualità di George è di fatto “My Sweet Lord”. Il testo della canzone è sia dolce e compiacente che provocatorio. Il pezzo parla in dettaglio del desiderio di George di essere vicino al mondo religioso e include diversi elogi cristiani e non solo. La canzone ha infatti il termine “Alleluia” – che significa “Lodate Dio” – e il termine indù “Hare Krishna” – che denota devozione a Sri Krishna. L’uso della terminologia in questione da parte di George Harrison presa da diverse religioni potrebbe sembrare quasi blasfema ma non fu così.

Un inno religioso e non solo cristiano

Secondo il libro While My Guitar Gently Weeps, le scelte delle parole nel testo sono state concepite come un appello alla spiritualità in generale. La canzone esprime un desiderio religioso universale di vicinanza a Dio, qualsiasi dio, in modo che persone di diverse religioni pensassero alla canzone come un inno. “My Sweet Lord” usa alcuni degli stessi accordi del popolare inno cristiano “Oh Happy Day”, adattato e modificato con elementi indiani e indù. Ma ecco che sorsero i problemi a causa delle somiglianze tra “My Sweet Lord” e “He’s So Fine” dei Chiffons.

La violazione di copyright

George venne citato in giudizio per violazione del copyright. I Chiffons erano al tempo al culmine commerciale, e George Harrison ha ripetutamente tentato di risolvere la causa, ma non c’era verso. I Chiffons capitalizzarono l’attenzione che ricevettero dalla causa pubblicando una cover di “My Sweet Lord” nel 1975. L’anno seguente, il giudice decretò che George aveva involontariamente plagiato “He’s So Fine” e Harrison fu costretto a dare alcuni dei proventi del suo album All Things Must Pass. In più diede alla casa discografica e ai Chiffon il 75% dei soldi guadagnati da “My Sweet Lord”, per un totale di 1,6 milioni di dollari. Ora sappiamo perché George Harrison fu accusato di plagio

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Mi reputo da sempre un appassionato di rock (soprattutto inglese, son cresciuto con il Britrock) e sono un po' il carnivoro che si scaglia contro i vegani (la nuova musica pop dei giorni nostri). Scherzo, sono solo sarcastico.