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Beatles: quella volta che Quincy Jones li definì i peggiori artisti al mondo

I Beatles, attivi dal 1960 al 1970, hanno rivoluzionato completamente il concetto di musica e, su questo, non ci piove. Nessuno oserebbe mai dire il contrario, nessuno tranne Quincy Jones a quanto pare. Il direttore d’orchestra, arrangiatore, trombettista, produttore discografico, compositore e attivista americano, che ha collaborato con artisti del calibro di Michael Jackson, Frank Sinatra, Tony Bennett, Barbra Streisand, Ray Charles, gli U2 e tanti altri ancora, non è mai stato d’accordo con tale opinione. Non solo, Quincy Jones una volta disse addirittura che i Beatles erano i peggiori artisti al mondo.

Beatles: quella volta che Quincy Jones li definì i peggiori artisti al mondo

Naturalmente ognuno è libero di esprimere la propria opinione su un determinato artista o band, soprattutto se ti chiami Quincy Jones e hai prodotto alcuni dei più grandi musicisti al mondo. Quello che vogliamo analizzare oggi, piuttosto, è l’origine di tale affermazione così dura e diretta. Certo, Jones non ha mai avuto peli sulla lingua e ha sempre detto tutto ciò che gli passava per la mente, ma come mai ha giudicato così duramente i Fab4?

Jones ha ricordato di aver incontrato quei quattro ragazzi di Liverpool durante un’intervista per promuovere un nuovo documentario e, le sue impressioni, non furono affatto positive. Intervistato sull’argomento dal New York Magazine Quincy Jones ha infatti spiegato:

“Per me i Beatles erano i peggiori musicisti al mondo: erano dei figli di puttana. Paul McCartney è il peggior bassista che io abbia mai ascoltato. Ringo Starr? Meglio non parlarne proprio.”

Quella volta che collaborò con Ringo Starr

Forse condizionato dal fatto che i Fab Four fossero un po’ acerbi all’epoca, forse per antipatie personali, Quincy Jones ha giudicato i Beatles come i peggiori artisti al mondo. Una dichiarazione un po’ scottante che ha fatto discutere non poco. Un’opinione, però, resta pur sempre un’opinione.

Quincy Jones ha poi ricordato di quella volta che collaborò con Ringo Starr per la stesura del brano ‘Love is a Many Splendoured Thing‘, estratto dall’album Sentimental Journey:

“Ringo impiegò circa tre ore per impostare quattro barre di una canzone. Non ce la faceva proprio e così gli dicemmo: ‘amico perché non ti prendi una pausa così magari ti rilassi un po’?’ Noi nel frattempo chiamammo Ronnie Verrell, un batterista jazz che in circa dieci-quindici minuti sistemò tutto. Ringo dopo un po’ ritornò e disse: ‘dai, non suona poi così male!’ e io: ‘si, certo, perché non sei tu a suonare brutto figlio di puttana’. Bravo lo stesso però.”

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Simone Esposito: studente e amante della musica in tutte le sue sfumature. Articolista esperto e aspirante critico musicale. Appassionato di cinema, letteratura e arte (in tutte le sue forme). (es.simone@libero.it)