Black Sabbath: 5 curiosità sul primo album dei Black Sabbath

Black Sabbath, il primo album in studio dell’omonima band

Il primo giugno del 1970 veniva pubblicato Black Sabbath, primo album in studio dell’omonima band. Tuttavia, la pubblicazione il primo giugno fu esclusiva degli Stati Uniti: l’album era già stato pubblicato mesi prima (esattamente il 13 febbraio del 1970) nel Regno Unito. L’album rappresenta un momento importantissimo, non soltanto per la carriera della band, ma anche per la cultura musicale che, da quella data, è cambiata irreversibilmente. Black Sabbath può essere, senza dubbio nè ipocrisia, considerato uno dei migliori album del metal, nonchè uno dei migliori album di sempre. Abbiamo selezionato 5 curiosità che riguardano il disco.

Un grande flop all’inizio?

L’album ha, nel corso del tempo, sempre più impressionato la critica, che a poco a poco ha dato giudizi sempre più positivi riguardo all’album stesso. All’inizio, però, non furono sempre spese parole dolci per definire il primo album della band britannica. Una delle recensioni più negative dell’epoca, pubblicata sul Rolling Stone, così stroncava l’album:  «nonostante dei titoli tenebrosi e qualche testo vuoto che ricorda un omaggio malfatto dei Vanilla Fudge ad Aleister Crowley, l’album non ha nulla a che vedere con lo spiritismo, l’occulto e qualsiasi altra cosa, eccetto delle legnose litanie dei cliché dei Cream». Anzi, aggiunge, sono anche peggio dei Cream stessi.

La storia del brano Black Sabbath

Per quanto riguarda la title track dell’album, va chiarito il senso per cui la band scelse come nome proprio Black Sabbath (Sabba Nero). A tal proposito, le parole di Ozzy Osbourne: «Prima che noi fossimo i Black Sabbath ci chiamavamo Earth. Quando Geezer notò che la gente pagava per spaventarsi guardando film dell’orrore, pensò che dovevamo provare a scrivere canzoni che ricreavano quelle atmosfere, quindi cambiammo il nome in Black Sabbath». La canzone, che fu realizzata dopo un sogno di Butler (raccontato ad Ozzy), fece credere al pubblico che la band adorasse il demonio.

L’eredità del disco

Il disco rappresenta uno dei capisaldi del metal. Moltissime band del genere, infatti, dichiarano di essersi ispirate al primo album della band britannica per le sonorità che hanno poi acquisito. L’album, nonostante siano passati molti anni, non ha certamente perso il suo smalto. Anzi: grazie alle numerosissime critiche positive, conquistate nel corso degli anni, ancora oggi il disco resta più che un semplice classico del genere. Inoltre, non è cosa da poco, un intero sottogenere – il doom metal – si sviluppò proprio a partire da quell’album.

Vendite e certificazioni

L’album non è certamente il più grande successo dei Black Sabbath in termini di vendite (bisogna considerare i capolavori come Paranoid, Master of Reality o Sabbath Bloody Sabbath). Eppure, molto in termini di numeri e certificazioni arrivò proprio dalle vendite del disco. L’album ha ottenuto il platino sia nel Regno Unito (300 mila copie vendute) che negli Stati Uniti (1 milione di copie vendute), piazzandosi – come posizione massima – ottavo nella classifica inglese e 23 esimo in quella statunitense. La rivista Rolling Stone ha posto l’album al 243esimo posto, su 500, nella sua classifica dei migliori album di sempre.

E Ozzy Osbourne… cosa ne pensa?

In merito a quella dichiarazione fatta da Lester Bangs, Ozzy Osbourne non si risparmiò nella sua risposta:  «L’ultima riga era qualcosa del tipo “Sono proprio come i Cream, ma peggio”, e non riuscii a capirla, perché ritenevo che i Cream fossero una delle migliori band al mondo… Ho sentito molta gente sostenere che fosse un genio con le parole, ma a mio avviso era solo l’ennesimo cog***** pretenzionso.»

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Studente e amante del rock 'n' roll in tutte le sue definizioni. Esperto articolista specializzato in diverse testate di attualità e news. Abile nello spaziare - nell'ambito del rock - tra notizie di attualità, curiosità e aneddoti (riguardanti band, artisti, album o singole canzoni) fino a classifiche di vario genere.