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Black Sabbath: Tony Iommi nomina il suo riff preferito

Sebbene siamo abituati a vedere Tony Iommi sul palco insieme alla sue inseparabili e sinistre, in tutti i sensi, Gibson SG, il chitarrista era solito usare, tempo addietro, una Fender Stratocaster bianca. Adoperata nel suo periodo con i Jethro Tull, nel 1968; la chitarra può essere ascoltata nella traccia Wicked World presente sull’album di debutto del 1970, Black Sabbath.

Il chitarrista ha ricordato dello strumento nel corso di un’apparizione sulla serie online di Gibson, The Conversation raccontando che, durante le sessioni d’incisione del self titled della band, i pickup abbiano smesso di funzionare, costringendo il chitarrista ad utilizzare la sua Gibson SG, da cui, da allora, non si è mai più separato. Il leggendario chitarrista, fautore dell’Heavy Metal moderno, ha, recentemente, raccontato cosa sia successo alla sua Fender Stratocaster.

“Ricordo di aver scambiato la mia Stratocaster per un sassofono”, spiega Iommi. “Ebbi la folle idea di imparare a suonarlo, ma alla fine me ne liberai”. “Geezer (Butler, ormai ex bassista dei Black Sabbath) vide la chitarra in un banco dei pegni. Avrebbe voluto ricomprarmela, ma il pomeriggio seguente, qualcun’altro l’aveva già acquistata. In fin dei conti non è stata una gran perdita – ha rivelato Iommi – da allora ho scoperto la mia affinità con la SG”.

Tony Iommi: “La Gibson SG ha definito il sound dei Black Sabbath”

Successivamente, il chitarrista fondatore dei Black Sabbath ha rivelato, nei particolari, quanto accaduto in sala d’incisione, quando legò definitivamente con lo strumento che, col senno di poi, divenne il suo marchio di fabbrica personale e della band. “Utilizzavo la Stratocaster come chitarra principale fino all’album di debutto dei Black Sabbath. Quando ci siamo recati in studio per cominciare ad incidere, comprai una Gibson SG come strumento di riserva, ha spiegato Iommi.

Successivamente, il musicista ha aggiunto: “Abbiamo iniziato a lavorare sulla prima traccia del disco, Wicked World e la mia chitarra ha improvvisamente smesso di funzionare, nel bel mezzo delle incisioni. Credo la causa del malfunzionamento fosse un cortocircuito che ha danneggiato l’elettronica della mia Fender. Così, il produttore mi ha detto di non preoccuparmi, siccome ero provvisto di una chitarra di scorta”.

Tony Iommi ha ricordato che, all’epoca, il fattore temporale fosse particolarmente avverso alla band. Avevamo lo studio disponibile per una sola giornata. 24 ore per registrare un intero album; quindi ho usato la Gibson, senza perdere ulteriormente tempo. Rinunciare alla Stratocaster è stata una manna dal cielo per la nostra musica, da allora non ho più guardato al passato. Ho amato e suonato la mia chitarra fino all’ultimo. Quella di Black Sabbath, è stata la SG che ha presenziato su ogni nostro disco fino al 1980″.

Qual è il riff preferito di Tony Iommi?

Andando avanti con il colloquio,al leggendario chitarrista dei Black Sabbath è stato chiesto quale fosse il miglior riff che abbia mai scritto per la band. Inizialmente titubante, Tony iommi ha detto: “A dire la verità non ne ho idea. Credo che ogni volta che ne scrivi uno, questo diventi in automatico il tuo preferito. Black Sabbath è stato il primo che abbia mai composto per il gruppo, è sempre stato diverso dagli altri. Poi, ho amato Iron Man. Ho attraversato una fase, negli anni ’70, in cui amavo Sabbath Bloody Sabbath, ancora una volta parecchio lontano dallo stile degli altri”.

“Da quel momento – ha continuato Iommi –  sapevo avremmo percorso sentieri differenti da quelli su cui avevamo camminato fino ad allora; poi Ronnie James Dio è entrato nel gruppo e abbiamo preso una piega totalmente opposta. Nel 1980, con Heaven And Hell, ci adattammo completamente al modo di cantare di Ronnie, che si opponeva a cantare sui riff e preferiva farlo sugli accordi”.

Dopodiché, Tony Iommi ha parlato dell’apporto di Ronnie James Dio sull’opera dei Black Sabbath. “Ad essere onesto, le opposizioni di Ronnie riguardo la composizione dei brani ci hanno aiutato molto. La prima canzone che abbiamo provato con lui si chiamava Die Young. È un brano esplosivo che arriva dritto al punto. Cambiavamo tempo drasticamente, per poi finire a suonare cose diametralmente opposte a quelle iniziali. Ronnie rimescolò le carte in tavola. Ozzy si adattava alla musica, costruiva i suoi arrangiamenti in funzione delle melodie che componevamo, Ronnie faceva l’esatto opposto e, questo, ci aiutò davvero molto”.

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Claudio Pezzella, studente in culture digitali e della comunicazione. Appassionato dell'arte in tutte le sue sfumature,alla costante scoperta di nuove frontiere culturali. Chitarrista e compositore polistrumentista impegnato in progetti progressive metal. (Email:claudio190901@gmail.com)