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Bob Dylan: Murder Must Foul al primo posto in classifica negli USA

La carriera del cantastorie più famoso della storia del Rock è iniziata, ormai, quasi sessant’anni fa. Eppure, in oltre mezzo secolo di attività e, dopo aver scritto alcune tra  le pietre miliari della musica moderna, Bob Dylan non era mai riuscito a toccare la vetta delle classifiche statunitensi; sfiorandola ogni volta. Il cantautore centra, finalmente, l’agognato obiettivo con Murder Most Foul, la strabiliante canzone pubblicata a sorpresa il 27 marzo del 2020. Un brano lungo ben 17 minuti che racconta un pezzo fondamentale nella storia del paese a Stelle e Strisce, partendo dall’efferato omicidio del presidente Kennedy, avvenuto nel 1963.

Secondo quanto riferito da Billboard, ovvero la rivista che si occupa della pubblicazione delle classifiche di vendita relative agli Stati Uniti d’America, servendosi dei dati raccolti da Nielsen SoundScan che; altro non è, che un sistema di tracciatura delle vendite, riconosciuto come metodo ufficiale per il conteggio di quelle relative ai singoli e ai dischi negli Stati Uniti e in Canada. In ogni caso, Murder Most Foul ha totalizzato, in meno di una settimana, tra la data della sua pubblicazione e il 2 aprile, un totale di 10 mila download, conquistando, in tal modo, la vetta della Rock Digital Song Sales Chart; o meglio, la classifica relativa alle vendite digitali dei brani Rock.

Non è la prima volta per un brano di Bob Dylan

È la stessa Billboard a far notare, attraverso la memoria storica delle classifiche di vendita negli Stati Uniti, che non è la prima volta che una canzone del leggendario Bob Dylan conquista il primo posto. In realtà, i brani scritti dal cantautore hanno più volte toccato i punti più alti delle charts musicali internazionali. Unico inghippo nell’idillio del cantastorie statunitense è che, tutte le volte che i suoi brani hanno raggiunto il primo posto, questi non venivano interpretati da lui.

Successe nel 1963, la prima volta, con una versione della celeberrima Blowin’ In The Wind, proposta da Peter, Paul & Mary; la seconda volta, fu il turno dell’interpretazione di Mr. Tambourine Man incisa dai Byrds e rilasciata nel 1965. Bob Dylan sfiorò diverse volte la vetta della classifica statunitense, senza, tuttavia, mai raggiungerla. La prima volta, Dylan ci si avvicinò con Like A Rolling Stone; poi, nel 1966 con Rainy Day Women #12 & 35, arrestando la sua corsa al secondo posto e; ancora una volta, conquistando l’argento nel 2000 con il brano Things Have Changed.

Murder Most Foul: un abbraccio rassicurante nel mezzo della tempesta

Per quanto Bob Dylan si soffermi e ritorni spesso sull’argomento focale sul quale il brano verte e in cui getta le radici; ovvero, il crudo assassinio di John Fitzgerald Kennedy, avvenuto nel 1963; la traccia nasconde sfumature accoglienti quanto solenni che non possono passare, assolutamente, inosservate. Il brano è una languida ballata che si erge con delicatezza, nel calore senza tempo della voce di un uomo che ha scandito i momenti più importanti della sua vita a ritmo di musica. Bob Dylan assume toni da preghiera mentre narra l’aberrazione vissuta nei momenti di crisi più nera per il genere umano.

Alla luce dei Fatti, non è di certo un caso che Dylan abbia pubblicato il brano in un periodo di emergenza assoluta come quello nel quale, la società odierna verte e; con cui chiunque intorno al mondo si scontra quotidianamente, attraverso l’auto reclusione e il sacrificio; innescando conflitti di natura etica ed emotiva disarmanti. Riscoprire gli ideali e i valori sui quali si erge la ragione umana, attraverso i versi struggenti di Murder Most Foul risulta come un’esperienza essenziale quando sconcertante in questo particolare momento.

È così che, mentre Bob Dylan implora il mondo intero di ritrovare l’amore per ciò che di buono ha creato attraverso l’operato culturale umano; l’ascoltatore non può fare altro che lasciarsi cullare dalla preghiera rassicurante dell’autore, cercando calore e conforto nella musica che si oppone al trauma. Per questo, Bob Dylan ritorna sulle scene in un momento di bisogno concreto e collettivo; rivelandosi provvidenziale attraverso un atto di umanità immenso.

 

 

 

 

 

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Claudio Pezzella, studente in culture digitali e della comunicazione. Appassionato dell'arte in tutte le sue sfumature,alla costante scoperta di nuove frontiere culturali. Chitarrista e compositore polistrumentista impegnato in progetti progressive metal. (Email:claudio190901@gmail.com)