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Bob Dylan, La storia del suo primo album

Bob Dylan è una certezza secolare del mondo della musica. Senza ulteriori iperboli, sicuramente non c’è bisogno di eccessiva riflessione per affermare l’importanza di questo artista. Non solo per la musica, in realtà, ma in generale per la storia della cultura. Premio Nobel per la letteratura, i suoi testi hanno saputo mostrare poeticamente i principi della Beat Generation. Il suo folk è un’influenza fondamentale per tantissimi artisti. Tutti da Bob Dylan hanno imparato e, a prescindere dai gusti, hanno saputo riconoscere il suo talento. Ma com’è iniziata la carriera di un artista di questo calibro? Qual è la storia del primo album di Bob Dylan?

Gli esordi del cantautore

L’interesse di Bob Dylan per la musica si manifestò fin dai suoi primi anni di vita. All’epoca si chiamava ancora Robert Allen Zimmerman e fin dall’infanzia ascoltava sempre la radio, soprattutto blues e rock. Durante il liceo il futuro Bob Dylan decise di formare alcune band. Tuttavia, la vera svolta arrivò per lui quando scelse di non continuare il college e trasferirsi a New York. Lì continuava a suonare e ad inserirsi comunque in giri importanti, finché non decise di far visita al suo idolo Woody Guthrie, che era ricoverato al New Jersey Hospital. Qui conobbe un altro musicista, un amico di Guthrie, Ramblin’ Jack Elliott che influenzò moltissimo la sua musica. Tra esibizioni e varie ospitate, Dylan stava cominciando a farsi conoscere, quando fu invitato a suonare l’armonica nel terzo album della cantante folk Carolyn Hester, il cui produttore notò subito Dylan. Fu così che al cantautore venne offerta la possibilità di realizzare il suo primo album.

Il primo album di Bob Dylan

Bob Dylan è proprio il nome di questo primo album che uscì nel 1962. Non è tra i dischi più apprezzati del cantautore, anzi viene citato pochissimo, eppure ha diverse caratteristiche apprezzabili. Bob Dylan presenta solamente due inediti scritti dal cantante, mentre per il resto include canzoni della tradizione folk, blues e gospel di cui Dylan realizza mirabili cover. Infatti, pur trattandosi di brani non composti di lui, il cantautore ha comunque saputo metterci del suo. Spicca sicuramente House of the rising sun, di cui sono tantissime le re-interpretazioni, ma quella di Dylan è molto originale. Da citare anche Pretty Peggy-O, che sarebbe la versione personale che Dylan realizza di The Bonnie Lass o’ Fyvie, una ballata tradizionale scozzese che interpretarono anche i Led Zeppelin. I due inediti però esprimono sicuramente molto di quanto stava vivendo Dylan in quel periodo: Song to Woody è dedicata proprio a Woody Guthrie, il musicista che Dylan andò a trovare in ospedale. Invece, Talkin’ New York parla proprio del suo arrivo a New York. Un Dylan ancora giovane, ma che già ci ha offerto molto di sé e di quel talento artistico che avrebbe incantato sempre di più tutti noi.

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Laureata in Lettere moderne ed in Filologia moderna, studentessa di Editoria e Scrittura alla Sapienza. Siciliana doc, docente, copywriter. Ha pubblicato un saggio dal titolo "Dietro lo specchio, Oscar Wilde e l'estetica del quotidiano" e scrive per diversi siti di divulgazione culturale. Ama la letteratura, il cinema, il teatro, l'arte e naturalmente la musica (ha studiato teatro musical per quattro anni), in particolare il rock, il symphonic metal, il cantautorato italiano e i musical.