Boddah, l’amico immaginario di Kurt Cobain

Kurt Cobain, l’anima tormentata di un grande genio

Kurt Cobain è stato sicuramente uno degli artisti più importanti che la musica abbia conosciuto. Un artista che, magari, qualitativamente viene dopo molti, sia vocalmente che come chitarrista. Eppure, quella carica enorme che deriva dalle sue canzoni, dal suo modo di interpretarle, è totalmente unica. E c’è anche il fattore artistico, che fa sì che la sua figura venga tramandata – ancora oggi – come una delle più difficili e complesse di sempre. L’anima tormentata di un grande genio, che l’ha portato fino a quel drammatico esito, non potrebbe essere spiegata con poche righe. Oggi parliamo di un aspetto importante della vita di Kurt, che l’ha accompagnato fino alla fine: Boddah, il suo amico immaginario.

Chi è Boddah, l’amico immaginario di Kurt Cobain

Non è raro avere un amico immaginario, una costruzione del tutto mentale che – tra i bambini – viene realizzata per avere compagnia, supporto, o forse per reagire a una realtà che è difficile. Ed è soprattutto questo terzo aspetto che è fondamentale nella vita di Kurt Cobain. Forse perchè le sue difficoltà iniziano proprio da lì: i suoi genitori divorziano, la madre si sposa più volte, il padre bada più al suo corpo che a tutto il resto. In un clima di così tanta difficoltà, l’unico rifugio che Kurt Cobain può trovare è un amico immaginario.

Lo chiama Boddah, e per lui è così importante avere un supporto di questo tipo che non dimentica mai il suo amico immaginario. Di solito, crescendo, gli amici immaginari si dimenticano e si tenta l’approccio alla realtà. Non è stato così per il frontman e leader dei Nirvana: Cobain ha tenuto Boddah vicino a sè fino all’ultimo, dedicandogli una lettera, sentendolo vicino.

La lettera di addio inviata a Boddah

L’importanza che Boddah, l’amico immaginario di uno degli ultimi grandi geni della storia della musica, aveva per Kurt Cobain non è difficile da comprendere. Ed è proprio la lettera di addio inviata a Boddah a chiare quest’importanza. Aveva 27 anni, Kurt, quando scrisse la sua ultima lettera. Nonostante i 27 anni era all’apice della sua carriera, una carriera nobilmente edificata con i Nirvana. Il successo, il denaro, il riconoscimento mondiale non gli bastarono. Ma se si guarda all’intimo, si capisce ancor più ciò che vogliamo intendere. Kurt aveva una moglie e una figlia da lui tanto amate. Eppure, in quella lettera, si riferisce a Boddah. L’amico immaginario della sua infanzia, della sua intera vita.

Quella lettera è certamente celebre, per alcuni dei suoi passaggi. All’interno della lettera Kurt scrisse di non riuscire più a provare nessuna emozione. Allo stesso tempo, però, affermò di amare troppo il genere umano, cosa che lo rendeva triste. La lettera è nota per la penultima frase, dove Cobain riprende il verso di una canzone di Neil Young, affermando che preferirebbe bruciare in fretta, piuttosto che spegnersi lentamente. Le ultime parole di quella meravigliosa lettera non sono certamente da meno: peace, love, Empathy. Pace, amore ed empatia (con quest’ultima parola sottolineata e con la lettera maiuscola) sono il degno termine di una bellissima lettera. La lettera di un grande genio.

Share

Studente e amante del rock 'n' roll in tutte le sue definizioni. Esperto articolista specializzato in diverse testate di attualità e news. Abile nello spaziare - nell'ambito del rock - tra notizie di attualità, curiosità e aneddoti (riguardanti band, artisti, album o singole canzoni) fino a classifiche di vario genere.