Born in the U.S.A. | il capolavoro di Bruce Springsteen

Quando è stato pubblicato Born in the U.S.A.?

Il 4 giugno del 1984, esattamente 34 anni fa, veniva pubblicato Born in the U.S.A., settimo album in studio di Bruce Sprigsteen. Fu l’album del cambiamento, dell’inversione di tendenza: attraverso quest’album cambiarono le sonorità, gli atteggiamenti e, chiaramente, il riscontro mediatico. Con Born in the U.S.A., Bruce Sprigsteen vide manifestarsi davanti ai suoi occhi il successo planetario, gli indici delle vendite schizzare in alto (troppo in alto per un semplice occhio umano) e la sua totale affermazione come rockstar mondiale. Ma difficilmente qualcosa giunge a caso: troppo spesso tutto è l’effetto di una causa ben precisa, e anche questo grande successo ha una genesi, un motivo di esistere.

L’album del riscatto americano

L’album precedentemente pubblicato da Bruce Sprigsteen fu Nebraska, senza la E Street Band. Fu, quello, un album cupo e introverso, che trattava di argomenti difficili con un tono di amarezza. Chiaramente, il successo non arrivò: con Born in the U.S.A. arriva il riscatto più completo da parte di Bruce Sprigsteen, che decide di sfornare brani di tendenza, orecchiabili ma non per questo meno carichi di bellezza. Il successo arriva, trainato da grandi brani come la title track, Dancing in the Dark, Cover Me o anche I’m on Fire.

Era cambiato anche il pubblico americano, pronto al successo del cantante, voglioso di un clima di cambiamento: «Penso che ciò che sta succedendo ora è che la gente ha voglia di dimenticare. C’è stato il Vietnam, c’è stato il Watergate, c’è stato l’Iran — siamo stati sconfitti, ci hanno fatto pressione e per finire siamo stati umiliati. Penso che la gente abbia bisogno di provare sentimenti positivi nei confronti del loro Paese. Ciò che sta accadendo ora, a mio parere, è che questo bisogno — che è una cosa bella — viene manipolato e sfruttato. Vedi la campagna elettorale di Reagan in TV: “It’s morning in America”, è mattina in America. E ti viene da dire, be’, è mattina a Pittsburgh. Non è mattina sulla 125esima Strada a New York; è mezzanotte, ed è come se ci fosse una luna nefasta in alto nel cielo. Ecco perché quando Reagan ha fatto il mio nome in New Jersey l’ho percepita come un’altra manipolazione, e ho sentito il dovere di dissociarmi dalle parole gentili del presidente», disse Bruce Sprigsteen, in un intervista al Rolling Stone.

Il successo di Born in the U.S.A.

In termini numerici ed effettivi, tutto ciò che precedentemente è stato detto è valso il grande successo che, ancora oggi, viene riconosciuto all’album come uno dei più grandi. Quantificando questo successo stesso, ci si può rendere conto della realtà effettiva. 15 milioni di copie vendute soltanto negli Stati Uniti, altrettante a livello mondiale. L’album ha ottenuto il disco d’oro soltanto in Spagna (con più di 50 mila copie vendute). Platini in Australia, Finlandia, Francia, Germania, Giappone, Nuova Zelanda, Regno Unito, Stati Uniti, Svizzera e – addirittura – disco di diamante in Italia e in Canada. Proprio in Italia sono state vendute 1 milione e 400 mila copie: l’album è il secondo più venduto di sempre nella nostra penisola, solo dopo True Blue di Madonna.

La rivista Rolling Stone l’ha posto all’85° posto dei 500 migliori album di sempre, mente l’omonimo singolo è stato posto al 275° posto delle 500 migliori canzoni.

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Studente e amante del rock 'n' roll in tutte le sue definizioni. Esperto articolista specializzato in diverse testate di attualità e news. Abile nello spaziare - nell'ambito del rock - tra notizie di attualità, curiosità e aneddoti (riguardanti band, artisti, album o singole canzoni) fino a classifiche di vario genere.