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Phobia dei Breaking Benjamin: un album che ti salva dalle tue paure

Breaking Benjamin sono una band alternative metal le cui canzoni hanno sempre mostrato un particolare interesse per tematiche delicate, come angoscia, tristezza o in generale le difficoltà della vita. Uno degli album che mostra questi contenuti ed il cui nome è già illuminante a riguardo è Phobia, uscito nel 2006.

La difficoltà di formazione

Dal 2011 la band è stata nella bufera di problematiche interne e scioglimenti. Le varie dispute non hanno mai portato alla totale inattività della band, tanto più se consideriamo che il fondatore che peraltro dà il nome ai Breaking Benjamin, Benjamin Jackson Burnley è rimasto sempre una costante. Nonostante ciò, naturalmente queste difficoltà e i continui cambiamenti di musicisti hanno comportato non poche difficoltà e la band, dopo essere stara riformata nel 2011, ha un’attività costante solo dal 2015. Poiché la costante è sempre stata Benjamin, nelle varie canzoni sono presenti moltissimi riferimenti autobiografici al leader della band.
 

Il significato di Phobia, un album per combattere le paure

Phobia è uno degli album di maggior successo dei Breaking Benjamin. Il titolo è ispirato alla fobia di Ben Burnely di volare, infatti, nell’intro dell’album troviamo il rumore di un aereo che sta decollando. Il tema centrale dell’album è quindi la paura e come affrontarla. La canzone più famosa è Diary of Jane, che racconta, sembrerebbe, un innamoramento del narratore per questa Jane, della cui vita (e quindi diario) vuole far parte. In generale, la scrittura delle canzoni presenti in questo album non ci risparmia immagini di ansia, di inquietudine e agitazione psicologica molto forte. Pertanto anche se alcuni testi possono sembrare piuttosto ovvi per il genere, bisogna tenere conto del fatto che sicuramente esprimono le sensazioni personali di chi ha scritto.

Quando le canzoni danno voce alle difficoltà

Un esempio di una apparente banalità potrebbe essere la canzone Breath, che presenta, come spesso avviene in questo genere, l’idea di un protagonista distrutto dall’assenza (o dalla presenza?) di qualcosa con immagini macabre e malinconiche. Questa come tutte le canzoni dell’album ha come testo una struttura similare: la caratteristica dei Breaking Benjamin è infatti la presenza di un inizio con una frase quasi all’improvviso, come a presentare una situazione di disagio, poi una descrizione ed un’esplosione di energia e sentimento, che spesso si risolve positivamente. Nel caso di Breath:“Vedo il nulla nei tuoi occhi, e più lo riesco a vedere, meno mi piace”. Poi ancora “Le mie mani sono rotte” nella successiva You o “Sono qui, senza aiuto e lasciato a morire” in Dance with the devil. Il filo conduttore di questi e di altri brani come la famosissima Diary of Jane è l’espressione di una difficoltà a stare al mondo, a causa della paura, ma anche a causa degli altri (esempio banale la canzone sopracitata “You”, che ripete la parola “you” costantemente, a mostrare l’impatto che un’altra persona possa avere nella mente di chi racconta).

Un messaggio di speranza

Alla presenza delle canzoni che rappresentano un momento di forte difficoltà, si aggiungono altri brani che invece mostrano una idea di speranza e di resistenza, il cui massimo splendore si raggiunge con Until the end:
“Sento che sta diventando più forte
Io vivo per morire un altro giorno
Finché non svanirò
Perché rinunciarci, perché arrendersi?
Non è abbastanza, non lo è mai
Quindi andrò avanti fino alla fine”.
Poi Unknown Soldier porta ad ammettere le tue debolezze, il tuo bisogno dell’altro, la tua necessità di dover combattere, come mostra stavolta la sua frase iniziale:
“Mi troverai ad arrampicarmi verso il cielo”.
Curioso epilogo dell’album se pensiamo che è iniziato con la paura di Ben di volare: con fatica, impegno e resistenza riuscirà ugualmente ad arrivare fino al cielo.
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Laureata in Lettere moderne ed in Filologia moderna. Siciliana doc, docente, copywriter. Ha pubblicato un saggio dal titolo "Dietro lo specchio, Oscar Wilde e l'estetica del quotidiano" e scrive per diversi siti di divulgazione culturale. Ama la letteratura, il cinema, il teatro, l'arte e naturalmente la musica (ha studiato teatro musical per quattro anni), in particolare il rock, il symphonic metal, il cantautorato italiano e i musical.