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Bruce Springsteen, Il vero significato di Born in the USA

Il capolavoro di Bruce Springsteen è sicuramente Born in the USA. Non soltanto l’album, ma anche la canzone. Il talento eccezionale del Boss si è manifestato in molti modi, ma con questa canzone ha raggiunto un record di vendite impressionante con quindici milioni di copie vendute. Born in the USA è un album ed anche un singolo indimenticabile, che ci ha fatto sognare. Eppure, forse non ne conosciamo il reale significato. Pensiamo tutti ad una canzone spensierata e ottimista, in linea con la grande gioia di vivere sempre manifestata dallo stile del Boss, ma non è esattamente così.

Born in the USA e l’America

A tutti, anche e soprattutto agli Americani, la canzone sembra innanzitutto patriottica. Presto è diventata un simbolo per gli Stati Uniti, l’immagine di uno Stato forte e di un enorme orgoglio. Sapendo tutto ciò, non stupisce che il presidente repubblicano Ronald Reagan volle utilizzare la canzone per la sua campagna elettorale, ma Bruce Springsteen non glielo concesse, anche per le sue idee politiche. Chiaramente il Presidente non aveva letto tra le righe. A livello mondiale tutti noi associamo l’America a questa canzone e la vediamo come un’immagine del sogno americano, positiva e assolutamente allegra. Naturalmente non siamo tenuti a conoscerne la traduzione.

Nato in una città di morti
Il primo calcio che ho preso è stato quando ho toccato terra
Finisci come un cane che è stato maltrattato troppo a lungo
Fino a che non passi metà della tua vita cercando un rifugio

Nato negli U.S.A.
Sono nato negli U.S.A.
Sono nato negli U.S.A.
Nato negli U.S.A.

La storia drammatica

In realtà, il brano parla sostanzialmente della Guerra del Vietnam e degli effetti che ha avuto sugli Americani. Il primo pensiero di Bruce Springsteen è stato quindi per i soldati e la difficile situazione che ognuno di loro ha dovuto vivere, ma non solo. Racconta infatti la storia difficile di un giovane uomo che cerca lavoro, dalle sue umili origini cerca di emanciparsi, ma la realtà della guerra lo distrugge. La sua vita viene narrata tutta in prima persona, con l’ovvia ripresa del ritornello celeberrimo “Sono nato negli Stati Uniti”, per poi accennare vari riferimenti alla guerra. Tra questi, la perdita del fratello di cui rimane solamente una fotografia, solo quel ricordo in mezzo a tanto dolore causato da una guerra tremenda e difficile. Il grido Born in the USA assume quindi tutt’altro significato.

Avevo un fratello a Khe Sahn, combatteva contro i Viet Cong
Loro sono ancora là, lui se n ‘è andato per sempre
Aveva una donna di cui era innamorato a Saigon
Mi è rimasta una foto di lui tra le sue braccia. 

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Laureata in Lettere moderne ed in Filologia moderna, studentessa di Editoria e Scrittura alla Sapienza. Siciliana doc, docente, copywriter. Ha pubblicato un saggio dal titolo "Dietro lo specchio, Oscar Wilde e l'estetica del quotidiano" e scrive per diversi siti di divulgazione culturale. Ama la letteratura, il cinema, il teatro, l'arte e naturalmente la musica (ha studiato teatro musical per quattro anni), in particolare il rock, il symphonic metal, il cantautorato italiano e i musical. (Domande e proposte: silviargento97@gmail.com)