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Bruce Springsteen: la storia di Born to Run

Pochi artisti hanno incarnato lo spirito americano anni ’70 come ha fatto Bruce Springsteen. Passato alla storia – e non a caso – come The Boss, ha saputo dare voce alla libertà e alla voglia di emancipazione di intere generazioni. Flussi e flussi di fan che – sebbene tempi e gusti cambiassero intorno a loro – hanno continuato a rispecchiarsi nei testi e nelle parole di Springsteen. Perché nessuno come lui ha saputo cogliere l’essenza vera dell’America e degli americani. Quella che – alla fine – non cambierà mai. Caso emblematico il terzo disco in studio del Boss, pubblicato nel 1975. Born to Run incarna lo spirito oltreoceano, pullulando di personaggi classici in fuga e in cerca di quel sogno tanto agognato. Born to Run ha finito poi per fare la fortuna di Bruce Springsteen e questa è la sua storia.

Prima di Born to Run

Bruce Springsteen è un cantante conosciuto negli anni ’70 ma qualcosa ancora manca alla sua visione artistica. Con alle spalle album come Greetings from Asbury Park e The Wild, The Innocent e the E Street Shuffle, vuole rinvigorire il mito americano. Bisogna ripartire dai grandi personaggi e dai grandi scenari del continente per arrivare ad un nuovo livello. Springsteen vuole guadagnare i territori dell a vita adulta e per farlo guarda al grande cinema americano, discostandosi da Bob Dylan e Van Morrison.

“Stavo suonando la chitarra sul letto quando le parole di Born to Run mi vennero in mente – dirà poi Springsteen a proposito del suo lavoro – pensavo fosse il titolo di un film o di qualcosa che avevo visto mentre guidavo […] suggeriva un dramma cinematografico“. E in effetti in Born to Run – mai come prima – la musica si intreccia all’azione e ad una certa visione cinetica e cinematografica. Alcuni titoli sono tratti direttamente da pellicole che il cantante ha visto. La lirica e le parole sono la spinta per il rocker, per il giovane in cerca del sogno americano per andare in strada. Correre per trovare la propria libertà.

La storia del terzo disco

Bruce Springsteen si ritrova in studio di registrazione nei primi mesi del 1974. Obiettivo? Incidere il terzo album in studio. The Boss vuole progredire dai primi due dischi, fare un salto di qualità. Soprattutto riguardo al significato – al senso del lavoro – Springsteen desidera dare nuova vita al mito americano.

Arriva in studio con il brano che darà il titolo a quella fatica discografica – pubblicata solamente il 25 Agosto del 1975. Arriva si con Born to Run, ma per completare quella canzone ci metterà sei mesi. Springsteen è perfezionista a livelli ossessivi e il resto della E Street Band ne sconta le conseguenze. “Per una canzone ci vorrebbero un paio d’ore – dirà Steven Van Zandt, della band – se ci metti così tanto c’è  qualcosa che non va per il verso giusto“.

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Giulia Prosperini, classe 1993, laureata in Lingue e Letterature Straniere. Tante passioni, tra cui la musica e il rock 'n roll. Esperta del mondo Grunge, i Pearl Jam e i gruppi storici di Seattle. Scrittrice per vocazione e per hobby, specialista di recensioni e curiosità, capace di spaziare dalla cronaca all'aneddoto, dagli approfondimenti alle ultime news del mondo della musica.