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Le canzoni più tristi del rock italiano

Anche se una canzone può essere ciò che cerchiamo per distrarci, ballare o divertirci, le anime più malinconiche cercano qualcosa che si addica alla loro personalità. In realtà forse tutti amiamo ascoltare canzoni tristi, che ci possano confortare nel farci sentire capiti, chiudere gli occhi e sparire dal mondo. Abbiamo selezionato per voi cinque canoni del panorama rock italiano che sono molto malinconiche. Non pretendiamo di aver trovato le più tristi in assoluto, ma sicuramente per un’atmosfera spensierata non sono le più adeguate. E va bene così!

Afterhours – Non voglio ritrovare il tuo nome

Scava sotto i buoni c’è un cadavere
Sotto ai cattivi un angelo
Ucciso da un’idea
Dicevi che la gente ha ciò che merita
E tu eri mia
E noi soli non
Saremmo morti mai. 

Fin dall’inizio questo brano mostra tutta la malinconia che lo caratterizza, anche perché gli Afterhours, diciamolo, sanno come costruire una canzone che possa toccare chi la ascolta. Una canzone colma di nostalgia e intensità, un volersi liberare di ciò che intrappola e condanna: un nome, un ricordo.

Bluvertigo – Cieli neri

I Bluvertigo hanno moltissime canzoni con testi particolari e toccanti. Questa è una di esse, in quanto presenta delle parole semplici, minimali, ma molto intense. L’atmosfera dietro questo brano è cupa e alienante, piena di una forte malinconia, come è nello stile della band. Ricordiamo il video ufficiale, uno dei più apprezzati dei Bluvertigo.

Litfiba – Paname

I Litfiba non si possono di certo ritenere una band triste. Le loro canzoni e performance hanno caricato di energia  e gioia vitale ascoltatori e spettatori per anni. Tuttavia Paname, per quanto non sia una canzone con testo tristissimo, ha come tema principale i senzatetto e la loro condizione a Parigi. Mette in evidenza una difficile condizione sociale.

Ministri – La piazza

Inserirla tra le “canzoni tristi” può essere abbastanza banale, questo brano è molto di più. Certo, ha una tristezza intrisa nelle parole, ma anche nelle tematiche. Infatti, parla della strage di Piazza Fontana. Si tratta di uno degli eventi più drammatici della nostra storia, un attentato terroristico terribile. Il brano ne esprime tutta la ferocia seppur senza dovizia di particolari, giocando con le parole ed i sentimenti.

Io volevo la guerra!
E invece tutti che già pensano al ritorno
Ecco tieni le parole da non dire
Ma cosa te le dico a fare
Lo ricordiamo come quello che non ci ha provato mai
Fa che non parli di me. 

Le luci della centrale elettrica – C’eravamo abbastanza amati

La fine di una storia d’amore non è mai semplice. Sicuramente la maggior parte dei brani del mondo della musica hanno effettivamente questo tema, è difficile trattarlo con una originalità. Le luci della centrale elettrica con questa canzone delicata e profonda hanno conquistato moltissimi ascoltatori.

C’eravamo abbastanza amati
Poi siamo volati su dei campi di grano rettangolari
Non pensarmi non pensarmi
Mi dicevi mentre atterravi
Tra i tuoi capelli dei fiori di camomilla
Dei fiori diventavano rossi
I tuoi ventitré anni i miei ventisei anni
Alla radio hanno detto che i nostri corpi
Hanno causato solo alcuni rallentamenti
I tuoi ventitré anni i miei ventisei anni. 

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Laureata in lettere moderne e laureanda in Filologia moderna. Siciliana doc, scrittrice, ha pubblicato un saggio dal titolo "Dietro lo specchio, Oscar Wilde e l'estetica del quotidiano" e scrive per diversi siti di divulgazione culturale. Ama la letteratura, il cinema, il teatro, l'arte e naturalmente la musica (ha studiato teatro musical per quattro anni), in particolare il rock, il symphonic metal, il cantautorato italiano e i musical.