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i cinque batteristi Rock migliori di tutti i tempi

La figura del batterista all’interno di una band è assolutamente essenziale e, inoltre, può fornire un carattere unico alla musica che si intende proporre. Il ruolo del batterista, così come quello di qualsiasi altro musicista, cambia drasticamente a seconda del genere di appartenenza. Mentre nel Jazz, ritroviamo solitamente il bassista a portare il tempo e a generare coesione nel gruppo; nel Rock, il batterista si assume, solitamente, la responsabilità di dare il tempo alle sezioni ritmiche. Nel corso degli anni, il modo con cui i batteristi Rock si sono approcciati al genere è altrettanto cambiato.

Inizialmente, i batteristi che si affacciavano al mondo del Rock, provenivano dal Jazz e ne preservavano gli stili. Successivamente, quando il Rock cominciò a richiedere metodiche di matrice più Heavy, i setup dei batteristi si ampliarono a dismisura, così come divenne più aggressivo il loro modo di suonare. Inizialmente, la strumentazione del batterista Jazz si componeva di pochissimi pezzi. Parliamo di rullante, grancassa, hi hat e, al massimo, uno o due piatti. Le configurazioni adoperate dai batteristi Rock assunsero, invece, dimensioni inimmaginabili. Molti sono i batteristi che hanno avuto un fortissimo impatto sulla musica moderna. In questa classifica elenchiamo cinque dei migliori batteristi Rock di tutti i tempi.

5) Keith Moon

Keith Moon, La rappresentazione del demonio alle pelli. Sin dalla sua prima apparizione dal vivo con i The Who, il pubblico seppe rendersi conto dell’unicità del batterista britannico. Il Rock scorreva puro negli Who che, tra eccessi e dissolutezze, trasposte sul palco attraverso la rabbia con cui distruggevano gli strumenti sul palco o si lanciavano in funamboliche sezioni solistiche, seppero scrivere alcune tra le pagine più importanti della storia del Rock. Purtroppo, il destino è stato gretto con Keith che, proprio a causa della sua instabilità, venne condotto verso una tragica quanto prematura morte. Ad oggi, Keith Moon è tra i batteristi più influenti sul panorama moderno.

4) Ginger Baker

Parliamo di uno dei primi batteristi ad adottare due grancasse nel proprio setup. Ginger Baker è stato un pioniere nel suo genere. Cultore del Jazz ed amante dei ritmi africani, Ginger Baker viene principalmente ricordato per la sua militanza nei Cream e nei Blind Faith. Ciò nonostante, Ginger Baker è stato il batterista di gran parte delle Rock Band emergenti sul panorama britannico degli anni ’60. La sua brillante carriera, gli riconosce la partecipazione in alcuni dei dischi più importanti per la storia della musica, nonché una brillante carriera da artista solista.

3) Neil Peart

Un rivoluzionario assoluto. Un virtuoso dello strumento. Neil Peart riuscì a portare i Rush sul tetto del mondo, non solo grazie al suo estro dietro le pelli, ma soprattutto con il suo lavoro da autore della maggior parte dei testi della band. Neil Peart veniva spesso riconosciuto per il fatto che si circondasse da una strumentazione immensa. Il dibattito riguardo le scelte delle componenti della sua batteria è sempre stato particolarmente acceso, ma in ogni caso, sembra chiaro che, quanto più ampia sia la propria strumentazione, tante più siano le responsabilità nelle quali si incorre come compositore e come musicista. L’uso magistrale che Neil Peart ha fatto dei drumpad elettronici l’ha reso uno sperimentalista istrionico, consacrando eternamente il suo unico sound; assolutamente eclettico e tecnicamente meticoloso, nonostante la sua spiccatissima versatilità.

2) Ian Paice

Il celebre batterista dei Deep Purple, Ian Paice che, attraverso uno stile unico, di matrice jazzistica è riuscito a rivoluzionare completamente i canoni della musica moderna. Quella di Ian Paice è stata una carriera brillante, a prescindere dalla sua militanza nei Deep Purple, di cui ancora fa parte. Collaborazioni prestigiose, esordi esplosivi e, sicuramente, una tecnica assolutamente impeccabile, hanno reso Ian Paice uno dei batteristi migliori di tutti i tempi.

1) John Bonham

Esplosivo e, mostruosamente travolgente, in molti hanno tentato di emulare lo stile di John Bonham, conquistando scarsi risultati. L’unicità del suo inconfondibile sound alla batteria va ricercata nelle sue radici. Sin da bambino, infatti, John dimostra un talento innato per la musica ed un senso del ritmo fuori dal comune. Dopo cinque anni di pratica al rullante, in cui il piccolo comincia ad imitare i grandi del Jazz come Buddy Rich e Max Roach, John passa alla batteria. Nonostante la storia di John Bonham culmini in tragedia, va detto che il suo immenso carattere fu causa delle turbe di Jimmy Page, restio a lasciarlo entrare nei Led Zeppelin a causa dell’irruenza che, di li a poco, avrebbe reso il gruppo, iconico in tutto il mondo.

 

 

 

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Claudio Pezzella, studente in culture digitali e della comunicazione. Appassionato dell'arte in tutte le sue sfumature,alla costante scoperta di nuove frontiere culturali. Chitarrista e compositore polistrumentista impegnato in progetti progressive metal. (Email:claudio190901@gmail.com)