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Le cinque canzoni più commoventi dei Beatles

La discografia dei Beatles ha segnato alcune tra le pietre miliari più importanti nella storia del Rock. Gemme rare che hanno ampiamente contribuito alla nascita della musica moderna. Un’opera di assoluto prestigio, capace di spaziare, con egual lustro, dal Pop al Rock, senza stravolgere il proprio sound. Seppur breve, la carriera dei Beatles ha delineato dei punti altissimi per la scena musicale dell’epoca. Brani mai scontati, composizioni sempre più eclettiche, nonostante, negli ultimi anni, non scorresse buon sangue tra i membri del gruppo.

La maestria dei Beatles, in effetti, risiede anche in questo. Col senno di poi, ascoltare tracce il cui risultato finale sembra poco coeso, a tratti distante, appare più scontato di quanto si pensi; eppure, questo non fu decisamente il caso dei mitici Beatles. Devota alla nobiltà d’animo e a sentimenti meravigliosamente elevati, la struttura compositiva dei versi e delle strumentali del gruppo, collide alla perfezione con i messaggi dall’elevato apporto emotivo che la band tendeva ad esplicare. In questa classifica, vogliamo rendere omaggio agli immensi Fab Four, raccogliendo alcune tra le canzoni più commoventi di cui, l’opera del gruppo, si compone.

5) Yesterday (1965)

Nessuno è mai riuscito ad imitare la meraviglia ed il prestigio di Yesterday che, nella sua semplicità, è riuscita a rivoluzionare totalmente il mondo della musica in generale. Dal Rock al Pop più Mainstream, nessuna corrente, nel corso dei decenni, è mai riuscita ad eludere le capacità innate dei Beatles e l’apporto che la loro opera ha avuto sulle scene. Yesterday è la rappresentazione pedissequa dello strabiliante potere della melodia. Nonostante la semplicità disarmante, infatti, il brano rimanda ad emozioni fortissime, alla memoria di tempi tristemente svaniti, imperversando negli echi della memoria di milioni di persone.

4) She’s Leaving Home (1967)

Frutto della vena creativa di Paul McCartney, She’s Leaving Home nasce da una notizia del Daily Mirror sulla fuga di casa di una ragazza. Il genio di McCartney ne trasse una canzone sulla solitudine e sull’incomprensione generazionale. Sicuramente, si tratta di un tema molto sentito dai giovani dell’epoca. I testi che, già di per sé, forniscono un elevato impatto emotivo, vengono arricchiti dalla vena sarcastica quanto malinconica di John Lennon che, nel ritornello, tende a rimarcare il suo rapporto coi genitori.

3) In My Life (1965)

Tratta da Rubber Soul, In My Life rappresenta il punto di svolta della carriera di John Lennon come compositore. Sebbene le diatribe sorte per attribuire la paternità del brano tra Lennon e McCartney, continuino a risuonare a distanza di oltre cinquant’anni, si evince chiaramente il desiderio del chitarrista di guardare al passato con occhio nostalgico, pur non cadendo nella trappola della stucchevolezza sentimentale, rimarcando quanto, per lui, la realizzazione personale, sia la chiave per la felicità di un uomo.

2) The Long And Winding Road (1970)

Tratta dall’ album postumo della band, Let It Be, The Long And Winding Road fu scritta da Paul McCartney nel 1968, mentre era nella sua casa in Scozia. L’autore rivelò di trarre ispirazione per i suoi brani, rivolgendo il suo pensiero ad altri artisti e che, in questo caso, avesse provato ad imprimere nella sua mente, lo stile di Ray Charles. Il risultato fu una composizione languida, dalle sommesse inflessioni Jazz, carica di rimpianto. Sebbene il lavoro finale non sia stato apprezzato dallo stesso McCartney a causa delle trasfigurazioni commesse in fase di missaggio, è possibile ascoltare la traccia, nella sua più sincera immensità nel disco del 2003 Let It Be… Naked.

1) While My Guitar Gently Weeps (1968)

La chitarra, compagna inseparabile di mille avventure; viene messa al centro di una delle opere più brillanti e, al contempo, struggenti, nella storia della musica. George Harrison trasse l’ispirazione per scrivere il brano leggendo l’ I Ching, il libro dei Mutamenti, classico della letteratura cinese. La bozza rimase stipata nei cassetti della memoria del chitarrista per molto tempo, rischiando di finire nel dimenticatoio. Nel 1968, l’apporto struggente di Eric Clapton diede vita ad una pietra miliare della cultura moderna. Un brano nato da un’amicizia tanto sincera quanto controversa, che non lascia spazio ad alcun compromesso, risultando perfetto sotto ogni aspetto.

 

 

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Claudio Pezzella, studente in culture digitali e della comunicazione. Appassionato dell'arte in tutte le sue sfumature,alla costante scoperta di nuove frontiere culturali. Chitarrista e compositore polistrumentista impegnato in progetti progressive metal. (Email:claudio190901@gmail.com)