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le cinque canzoni rock più lunghe di sempre

La storia del Rock porta con sé un lungo strascico di glorioso sperimentalismo. Parentesi temporali della musica straordinarie in cui, i massimi esponenti della corrente, hanno lasciato che l’estro con cui sono stati consacrati alla storia, esplodesse in un tripudio di suoni meravigliosi. L’avvento del Progressive negli anni ’70 sancì una svolta eclettica ed erudita per il Rock che; nonostante fino ad allora fosse stato concepito come un monito giovanile alla sovversione, questa volta si prefiggeva di trattare tematiche ugualmente critiche e delicate, pur rivestendole di un nuovo prestigio; dato da un estremo lirismo testuale e ad una ricercatezza sonora totalmente rivoluzionaria.

L’era del Rock Progressivo, quindi, ridimensionò totalmente gli asserti, alla base dei quali, si ergevano i paradigmi compositivi adottati fino ad allora dai musicisti. Col Progressive assistiamo ad una crescita collettiva dei gruppi che ne hanno tessuto le fila; al di la della transizione individuale subita dai membri dell’organico. Scoprire nuove sonorità significava maturare sia in termini artistici che umani. Sviluppare una sensibilità disarmante, attraverso la quale valorizzare la propria opera. Fu in quegli anni che la musica tracciò scenari meravigliosamente articolati che sfociarono, quasi irrimediabilmente, in tappeti musicali distesi in lassi di tempo di gran lunga maggiore rispetto alle discografie passate. In questa classifica, abbiamo raccolto le canzoni Rock più lunghe di sempre.

5) Genesis – Supper’s Ready (1972)

Supper’s Ready è tra i brani più celebri nella storia del Rock Progressivo. Le atmosfere surreali designate dalla traccia, contrastano con le illustrazioni di vita quotidiana esplicate da alcuni stralci del testo. Supper’s Ready rappresenta pedissequamente la complessità della mente di Peter Gabriel. Sebbene alcuni l’abbiano reputata confusionaria e tediante a causa dei quasi 23 minuti lungo i quali si protrae, Supper’s Ready divenne il cavallo di battaglia d’apertura di alcuni meravigliosi concerti tenuti dalla band.

4) Pink Floyd – Shine On You Crazy Diamond (1975)

Un tappeto di note brillante quanto melancolico si estende per oltre 26 minuti; nel corso dei quali, i Pink Floyd rimarcano l’immensa nostalgia che provano per i tempi ormai andati e, soprattutto, per Syd Barrett, loro membro fondatore, che la band fu costretta a rimpiazzare con David Gilmour nel 1968 a causa della sua forte instabilità mentale. Attraverso Shine On You Crazy Diamond, i Floyd danno un ultimo, struggente saluto alla luce del diamante pazzo per merito del quale videro gli albori, dando vita ad una suite che, anche al milionesimo ascolto, non risulta mai prolissa; essendo capace di innescare nell’ascoltatore emozioni sempre nuove.

3) Emerson, Lake & Palmer – Karn Evil 9 (1973)

Più volte riconosciuta come l’indiscusso capolavoro degli Emerson, Lake & Palmer, Karn Evil 9 è, sicuramente, un manifesto del Rock Progressivo. Parliamo di una suite della durata di circa 30 minuti durante la quale le tastiere di Emerson designano atmosfere imponenti e grottesche sulle quali la band architetta e incastra gli eventi più crudi della realtà umana, attraverso una visione distruttiva e fortemente pessimistica del progresso tecnologico.

 2) The Allman Brothers Band – Mountain Jam (1970)

Registrata durante il leggendario Live At Fillmore East. Mountain Jam ha rappresentato il lascia passare per la band dal Southern Rock di cui furono fautori ad uno spiccato Progressive di matrice psichedelica che affonda le radici nelle tonalità Blues crude e prorompenti che hanno reso iconica la band. Mountain Jam si estende per una durata complessiva di circa 34 minuti, durante i quali, la band, da sfoggio delle sue immense doti strumentali.

1) Jethro Tull – Thick As A Brick (1972)

Per quanto eclettico sia, il lavoro fatto dai Jethro Tull e, in particolare, dal loro frontman, Ian Anderson su Thick As A Brick, nacque dall’esigenza di quest’ultimo di criticare i concept tecnici e ancestrali che pullulavano sugli scaffali dei negozi di dischi dell’epoca. Thick As A Brick, infatti, non è solo una suite, ma un intero album che tratta di tematiche talmente estranee alla realtà da allontanare immediatamente i consensi dei più giovani. Eppure, il disco è una dimostrazione di creatività eccelsa in cui, la fantasia e la completezza artistica di Ian Anderson e degli altri membri della band risaltano alla perfezione. Thick As A Brick si estende per circa 44 minuti, durante i quali le doti di Anderson come musicista e compositore risaltano su tutte. Reduce dal successo stratosferico di Aqualung, il gruppo non esitò due volte ad arricchire il disco attraverso le straordinarie atmosfere Folk costruite dalle strumentali.

 

 

 

 

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Claudio Pezzella, studente in culture digitali e della comunicazione. Appassionato dell'arte in tutte le sue sfumature,alla costante scoperta di nuove frontiere culturali. Chitarrista e compositore polistrumentista impegnato in progetti progressive metal. (Email:claudio190901@gmail.com)