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Pink Floyd : Il mistero degli ultimi 30 secondi di Dark Side Of The Moon

La scena Rock degli anni d’oro, ha dato vita ad alcune pietre miliari nella storia della musica moderna. Lavori eccelsi, la cui magnificenza va ricercata, non solo nell’insieme, ma soprattutto nei particolari. Dischi in cui non viene lasciato nulla al fato e che, nella maggior parte dei casi, hanno consacrato all’eterno i propri autori. Quando parliamo dei Pink Floyd e di Dark Side Of The Moon, però, il discorso tende ad elevarsi ulteriormente.

L’album, nella sua interezza, è tra i più venduti di sempre con oltre 60 milioni di copie acquistate dal 1973, anno del suo rilascio, fino ai giorni nostri. Dark Side Of The Moon non è solo il capolavoro dei Pink Floyd. Il disco, infatti, ha totalmente rivoluzionato i paradigmi compositivi sui quali, fino ad allora; si basavano gli asserti compositivi del genere a cui apparteneva.

Un colosso del Rock classico attraverso il quale, il bassista Roger Waters, il chitarrista David Gilmour, il tastierista Richard Wright e il batterista Nick Mason, hanno mistificato le loro figure. Dark Side Of The Moon, inoltre, ha presenziato nella Billboard 200 per oltre 937 settimane, stabilendo un record di permanenza straordinario.

L’evoluzione dei Pink Floyd attraverso Dark Side Of The Moon

Oltre a riscuotere un successo commerciale massivo e, decisamente, fuori dal comune; Dark Side Of The Moon sancì il punto di svolta definitivo per l’iconica Rock Band britannica. Se fino ad allora i Pink Floyd venivano considerati come fautori di uno sperimentalismo lisergico e del tutto giovanile, archetipo di una mentalità ribelle e fuori dagli schemi; con Dark Side Of The Moon i Floyd indossarono le vesti di Progressive Rock band all’avanguardia che, attraverso sonorità ricercate ed eclettismo compositivo sia a livello strumentale che lirico, volarono verso il firmamento, consacrandosi all’eternità.

L’album venne inciso negli storici studio londinesi di Abbey Road. Le sessioni di registrazione per il disco si protrassero per molto tempo, da marzo 1972 a gennaio dell’anno seguente. Gli scenari d’evasione cerebrale disegnati dalle melodie dell’album, squisitamente catturate dall’ingegnere del suono Alan Parsons e; accentuate dal meticoloso missaggio del produttore Chris Thomas, fungono da tappeto musicale impegnato per l’elevato contenuto lirico che appare come uno spaccato di sociologia nichilista e alienante sulle condizioni dell’uomo moderno. L’album divenne celebre per la sua attitudine ad accompagnare l’ascoltatore lungo un viaggio d’introspezione onirica; nonostante alcune tracce risultassero perfette per la radio.

La misteriosa apparizione dei Beatles nell’album

Nel tentativo di legare i brani che componevano l’album ad un concept più forte, Roger Waters ebbe l’idea di registrare alcune interviste fatte ai membri dello staff di Abbey Road, da includere nel disco. Il bassista dei Pink Floyd pensò di interrogare tutti i presenti in studio, partendo da domande pressoché banali sul quotidiano, fino ad arrivare a quesiti metafisici dall’elevato apporto psico-emotivo, toccando tematiche come la morte o la pazzia.

Al tempo, Paul McCartney era ad Abbey Road per ultimare le incisioni del disco dei Wings, Red Rose Speedway. Quindi, Roger Waters decise di intervistarlo. Il bassista dei Pink Floyd racconterà più tardi al biografo John Harris, quanto, quella di interloquire con Paul, fosse stata una pessima idea. Fu l’unica persona che pensava di doversi necessariamente esibire, ma ovviamente era inutile. Credevo sarebbe stato interessante, ma provò in tutti i modi ad essere ‘divertente’, cosa di cui, in realtà, non avevamo bisogno”.

Nonostante Paul McCartney non compaia nell’iconico album dei Pink Floyd, la sua musica ha ricoperto un ruolo chiave per accrescere l’alone di mistero che, nel corso degli anni, ha avvolto Dark Side Of The Moon. Ascoltando attentamente la traccia di chiusura del disco, Eclipse, infatti, è possibile notare un passaggio della versione orchestrale del classico dei Beatles Ticket To Ride.

Nonostante siano state molte le teorie ed i complotti a susseguirsi in quasi cinquant’anni dalla pubblicazione dell’album; sembrerebbe che la canzone fosse stata riprodotta dal portinaio Gerry O’Driscoll, che diede voce ai versi immortali che chiudono il disco “There is no dark side of the moon, really. Matter of fact, it’s all dark. The only thing that makes it look light is the Sun”, mentre era intento a recitarli.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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Claudio Pezzella, studente in culture digitali e della comunicazione. Appassionato dell'arte in tutte le sue sfumature,alla costante scoperta di nuove frontiere culturali. Chitarrista e compositore polistrumentista impegnato in progetti progressive metal. (Email:claudio190901@gmail.com)