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I cinque dischi più odiati nella storia del Rock

Quando si parla di musica, in particolare nel Rock, si incappa spesso in lunghi discorsi fortemente soggettivi su quali siano i dischi che preferiamo e quelli che proprio non riescono a coinvolgerci. Alla luce dei fatti, sarebbe opportuno fare una prima distinzione, pressoché accurata, tra gli album che apprezziamo e che, oggettivamente, risultano opere riuscite e tra quelli che, nonostante rechino un apporto discreto alla musica in generale, non sono riusciti a fare breccia sul grande pubblico. Capita spesso, infatti, che nonostante l’impegno e la dedizione che una band possa impiegare nel comporre un’opera rispettabile, questa non venga compresa dalle masse, tanto da scivolare lentamente nel dimenticatoio.

Tutto questo, può essere un problema quando non parliamo di meteore facilmente ignorabili, ma ci riferiamo ai grandi nomi del Rock, i cui errori, difficilmente vengono dimenticati. Vedere il disco di un artista emergente sparire improvvisamente dagli scaffali dei negozi è, purtroppo, all’ordine del giorno; per quanto possa trattarsi di un’opera valida. Cosa diversa accade quando una Big Band, una pietra miliare della musica, propone qualcosa di oggettivamente scadente o, in ogni caso, poco apprezzato che, resta comunque impresso nell’immaginario collettivo come una sorta di disfatta per qualcuno reputato, fino a quel momento, infallibile. In questa classifica abbiamo raccolto 5 grandi gruppi, i cui dischi non sono stati compresi o, comunque, non hanno rispettato le aspettative e le esigenze dei fan.



5) The Clash – Cut The Crap (1985)

Nel 1985, Mick Jones uscì dai The Clash, privando uno dei gruppi più in voga sulla scena Punk dell’epoca del suo ispiratore principale. Joe Strummer, però, decise di andare avanti con una lineup rivisitata e col bassista Paul Simonon. Cut The Crap fu, secondo la critica, il tentativo disperato di proporre il Punk in una nuova veste politicamente corretta. In pratica, un surrogato, assolutamente indegno della nomea impressionante dei The Clash. Sembrerebbe che, persino la band, sia d’accordo nel giudicare quest’album uno sbaglio, vista la poca importanza attribuitagli negli anni.

4) Phil Collins – Sussudio (1985)

Tratto dall’album No Jacket Required, Sussudio non rifletteva assolutamente l’importanza di Phil Collins come artista solista. L’album arrivò primo in classifica in tutto il mondo. Anche il singolo in questione conquistò grandi riconoscimenti. Pur tuttavia, ad oggi, non è ancora chiaro il significato reale della canzone e l’uso spropositato che Collins ha fatto dei sintetizzatori, rendendo il brano incomprensibile.



3) Chris Cornell – Scream (2009)

Il compianto Chris Cornell è stato una punto di riferito per la musica Rock moderna. Per il suo terzo album da solista, il cantante dei Soundgarden, decise di uscire dalla sua comfort zone, registrando un disco Pop, assistito dal produttore Hip Hop, Timbaland. Il risultato fu un album decisamente caotico ed impersonale che destò il malcontento generale dei fan che, ciò nonostante, riuscirono in qualche modo ad apprezzare lo sforzo artistico del loro beniamino.

2) The Rolling Stones – Dirty Work (1986)

Gli anni ’80 sono stati un periodo abbastanza pesante per la maggior parte degli artisti che hanno fatto la storia del Rock. L’album presentava un solo brano valido che, infatti, divenne una hit da classifica, parliamo di “One Hit (To The Body)”. In quel periodo, Keith Richards e Mick Jagger si parlavano a stento. I dissidi interni al gruppo, distrussero la coesione necessaria per la riuscita del disco. Gli screzi sopracitati traspaiono chiaramente nel disco.

1) Lou Reed & Metallica – Lulu (2011)

Lou Reed ed i Metallica non sono per niente estranei all’universo dei dischi mal riusciti. Metal Machine Music del 1975, compare spesso nelle classifiche degli album peggiori di sempre. Le critiche rivolte ai Metallica verso i dischi pubblicati dopo il Black Album, riecheggiano spesso nella cospicua fanbase della band. Alla luce dei fatti, una collaborazione tra Reed e i Metallica non avrebbe, sicuramente, portato a nulla di realmente valido e desiderabile. Il risultato fu una band completamente assente, a tratti annoiata nell’accompagnare Lou Reed che tenta di indossare i panni di un cantastorie.

 

 



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Claudio Pezzella, studente in culture digitali e della comunicazione. Appassionato dell'arte in tutte le sue sfumature,alla costante scoperta di nuove frontiere culturali. Chitarrista e compositore polistrumentista impegnato in progetti progressive metal. (Email:claudio190901@gmail.com)