gtag('config', 'UA-102787715-1');

Come i continui problemi con la legge cambiarono il destino dei Rolling Stones

“Io non ho un problema con la droga. Ho un problema con la polizia”, affermò una volta il frontman dei Rolling Stones Mick Jagger. Una frase un po’ eccessiva, in particolar modo se pronunciata da una personalità indomabile come la sua. Considerando soprattutto che, a cavallo tra gli anni ’60 e ’70, più una band era politicamente e socialmente attiva, più frequenti (e presuntuosi) erano i contatti con la polizia.

I continui guai con la legge del duo Mick Jagger-Keith Richards

Il 28 maggio del 1969, quando l’investigatore Robin Constable si presentò alla sua porta, Jagger aveva avuto già non pochi contatti con la polizia. Quel giorno però, la sua preoccupazione più grande era rivolta alla sua compagna: Marianne Faithfull, dipendente da oppiacei. Non che Mick fosse un santo, ma considerava quel tipo di dipendenza molto triste, quasi pietosa. Il cantautore britannico, all’epoca, preferiva rilassarsi con un po’ d’erba, oppure sperimentare qualche pasticca che lo facesse viaggiare un po’ con la mente. Proprio per questo motivo, quel giorno a casa Jagger la polizia non trovò droghe pesanti, ma solo un po’ di marijuana.

I problemi con la legge (e la droga), certamente non hanno interessato solo Sir Michael Philip Mick Jagger. Anche il suo storico compagno d’avventure Keith Richards ha ricevuto non poche visite da parte degli “sbirri”.

Sono anni ormai che le parole “Keith Richards” e “droga” compaiono nella stessa frase. E, con quella fascia tra i capelli e quelle profonde rughe, sembrerebbe quasi un nomade o un senza tetto. E invece Keith Richards, dopo oltre 50 anni da Rolling Stones, è uno dei migliori chitarristi al mondo: i suoi indimenticabili riff hanno segnato indubbiamente la storia del rock.

Nel 1973, in un soleggiato martedì di giugno, la polizia fece irruzione nella casa londinese di Richards. Gli agenti trovarono una sorta di supermarket della droga: erba, resina, eroina cinese, quaalude, cucchiaini bruciati e siringhe. E, come se non fosse abbastanza, una revolver Smith e Wesson calibro 38, un fucile e 110 colpi di munizioni.

Lo storico chitarrista dei Rolling Stones dichiarò che la pistola, completa di fondina, gli fu regalata prima di un suo viaggio in Giamaica. “ Sapete… Ci sono non pochi problemi in Giamaica e se ti trovi da quelle parti è meglio per la tua sicurezza possederne una” –affermò Keith- aggiungendo di averla usata solo una volta, per assicurarsi che funzionasse. Il fucile, invece, era “semplicemente” un’antica miniatura realizzata da un nobile francese nel 1880. Le quantità delle sostanze poi, stando al rapporto della polizia, erano piuttosto ridotte.

Quando Keith Richards rischiò di essere cacciato dagli Stones

Al processo, lo storico chitarrista dei Rolling Stones, si dichiarò colpevole di tutte le accuse. Tutte, tranne una: non c’erano prove abbastanza valide che le armi avessero sparato, quindi l’unico crimine era quello di non avere una licenza valida per il possesso. Il musicista di Dartford, che rischiò almeno un anno di reclusione, per fortuna riuscì a cavarsela con una semplice multa: qualora l’esito fosse stato negativo, sarebbero cambiate per sempre le sorti delle pietre rotolanti.

All’epoca Mick Jagger, che non voleva assolutamente rinunciare alla sua carriera con la band, aveva infatti intenzione di sostituire Keith Richards con Jesse Ed Davis. Furono diversi i motivi che spinsero lo storico frontman degli Stones a pensare a tale sostituzione, due su tutte: la dipendenza da eroina e i vari problemi con la legge. Fortunatamente Richards riuscì ad evitare l’arresto e la reclusione e, anche grazie all’esito positivo della sentenza, Jagger cambiò idea. E fu così che le pietre continuarono a rotolare, senza mai fermarsi.

Share

Simone Esposito: studente e amante della musica in tutte le sue sfumature. Articolista esperto e aspirante critico musicale. Appassionato di cinema, letteratura e arte (in tutte le sue forme). (es.simone@libero.it)