gtag('config', 'UA-102787715-1');

Coronavirus, Perché ci mancano così tanto i concerti

Oggi è stato emanato un nuovo Decreto del Presidente Del Consiglio dei Ministri (il famigerato DPCM). Tale decreto tra le tante cose dà una grande mazzata all’ambito culturale e musicale. Bisogna dire che il mondo della musica già ne aveva subite diverse nel corso di questa pandemia. Per quanto teatri, cinema e anche sale da concerto abbiano cercato di fare il possibile per garantire il distanziamento, i contagi in Italia stanno aumentando in modo incredibile. Per cercare di reagire a questa seconda ondata, si sono dovuti scegliere provvedimenti drastici. Ancora una volta allora troviamo chiusi teatri, sale da concerto, e il mondo della musica con i suoi lavoratori è messo in ginocchio.

Il Coronavirus e i concerti rock e non solo

Purtroppo, è da quel tragico Febbraio del 2020 che concerti e spettacoli in generale vengono puntualmente annullati. Non è solo il mondo del rock a esserne vittima, anche se naturalmente si tratta di un genere che ancora di più necessita del contatto fisico se vogliamo. Ammassati sotto al palco a muovere la nostra testa, alzare il braccio facendo le corna, con l’energia che rock e metal sanno darci. Dal primo momento in cui si è palesata questa triste realtà, gli artisti si sono organizzati con delle Live streaming. Nick Cave si è però ad esempio rifiutato di fare dirette del genere, affermando di voler approfittare della pandemia e del lockdown per un raccoglimento personale, mostrando ancora una volta la sua indole malinconica che già spiccava nelle sue canzoni. Tanti altri, invece, come gli U2, hanno usato il web anche per mostrare solidarietà e sostegno proprio all’Italia, duramente colpita dalla pandemia.

Quanto ci mancano i concerti

Questa Estate si era riaccesa in noi la speranza di tornare alla vita di prima, ma sapevamo tutti che il coronavirus non era stato sconfitto per niente. Così, anche se sono stati annunciati vari concerti, vedendo la situazione dei contagi e con il nuovo decreto abbiamo la conferma che non rivivremo tanto presto quelle emozioni. La musica è una forma d’arte di cui tutti possiamo in qualche modo fruire liberamente grazie alle moderne tecnologie. Per giunta l’avvento di piattaforme come Spotify o Youtube ci permette, spendendo nulla o poco, di avere sempre la musica a portata di orecchio. Tuttavia, sappiamo tutti che non è lo stesso. I concerti ci mancano poiché sono un momento di condivisione fondamentale. Grazie a questi eventi, è possibile sentire quel contatto umano che tuttora ci manca terribilmente. Il covid ci ha costretti a rinunciare a queste esperienze, ad avere paura della gente. Invece, la musica è contatto, empatia, conoscere un artista sul palco significa porlo al centro di un meraviglioso universo in cui tutti attorno cantano e sono uniti da una stessa passione. Torneremo a vivere tutto questo? Speriamo presto. E speriamo che il mondo della musica possa rialzarsi e rialzarci ancora, come fa sempre.

Share

Laureata in Lettere moderne ed in Filologia moderna, studentessa di Editoria e Scrittura alla Sapienza. Siciliana doc, docente, copywriter. Ha pubblicato un saggio dal titolo "Dietro lo specchio, Oscar Wilde e l'estetica del quotidiano" e scrive per diversi siti di divulgazione culturale. Ama la letteratura, il cinema, il teatro, l'arte e naturalmente la musica (ha studiato teatro musical per quattro anni), in particolare il rock, il symphonic metal, il cantautorato italiano e i musical.