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David Bowie, cosa successe quando il duca bianco incontrò John Lennon?

Il mondo del rock è ricco di storiche e singolari collaborazioni, frutto dell’incontro di due o più star di questo genere. Tali incontri, talvolta, hanno dato vita a brani (o album) indimenticabili, vere e proprie pietre miliari della storia del rock. Naturalmente non sempre queste collaborazioni hanno portato i frutti sperati e, qualche volte, si sono rivelate dei fallimenti totali. Quando però, a collaborare, ci sono due leggende della musica mondiale come David Bowie e John Lennon il risultato non può che essere fenomenale. In questo articolo ci soffermeremo proprio su questo aspetto, analizzando il primo incontro tra l’ex Fab Four e il Duca Bianco.

L’incontro tra David Bowie e John Lennon

Per poterci soffermare sull’incontro di questi due geni della musica è necessario però fare un passo indietro e partire dall’inizio. Nel 1975 David Bowie decise che era venuto il momento di allontanarsi da certe sonorità rock e scelse di concentrarsi, piuttosto, su un sound orientato verso il soul/funk e soprattutto sulla sua tanto amata black music americana, creando così una sorta di “R&B bianco“. Si rintanò quindi negli studi della Sigma Sound di Philadelphia insieme ad alcuni suoi fidati collaborati come Tony Visconti (suo manager), il chitarrista Carlos Alomar e il batterista Andy Newmark, dando vita al suo nono album in studio: Young Americans. E, per catturare al meglio tutto lo spirito della scena soul e funk locale, invitò anche Luther Vandross.

Across the Universe e Fame

L’incontro tra David Bowie e John Lennon, invece, accadde negli Eletric Lady Studios (gli studi di registrazione fondati da Jimi Hendrix nel ’70). La collaborazione tra questi due mostri sacri della musica portò alla nascita di una singolare cover di “Across the Universe” dei Beatles (anche se aveva poco o niente in comune con la versione originale dei Fab4) e di un brano inedito: Fame.

Fame, ispirata da un riff di chitarra ideato da Carlos Alomar, nacque in studio di registrazione, dove John Lennon e David Bowie lavorarono insieme per la stesura del testo: una riflessione sulla vita e la natura delle celebrità. Nel brano si può udire la voce di Lennon che ripete “Fame, Fame, Fame” in diverse tonalità di voce modificate elettronicamente. Bowie, successivamente, descrisse il pezzo come “maligno“, ammettendo che fu scritto anche con un pizzico di malizia.

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Simone Esposito: studente e amante della musica in tutte le sue sfumature. Articolista esperto e aspirante critico musicale. Appassionato di cinema, letteratura e arte (in tutte le sue forme). (es.simone@libero.it)