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David Bowie: “Ecco che cosa ne penso della religione e del cristianesimo”

Una delle interviste più famose rilasciate da David Bowie è quella a Russell Harty nel 1973, che spesso sul web troviamo con il titolo di “David Bowie spiega se stesso“. Ciò in quanto è possibile notare come, con grande eleganza e pacatezza, proprie della sua personalità, il cantante illustri concetti di una profondità unica, eppure con una immensa semplicità. Colpisce in particolar modo, in questa e in altre dichiarazioni, cosa pensava David Bowie della religione.

In che cosa credeva David Bowie?

David Bowie è uno degli artisti più poliedrici e versatili che il panorama musicale, rock ma anche pop, abbia mai conosciuto. Si tratta di un personaggio estremamente affascinante, che oltre a curare la propria musica ha costruito attorno a sé un’immagine sempre variopinta e volutamente ambigua. Memorabili i suoi alter ego, con cui mostrava la sua camaleontica abilità di metamorfosi, cambiando e sperimentando sempre stili e sonorità nuovi. Questa sua capacità si riflette anche nelle sue opere durante l’intervista:

“Io credo di essere una persona che può prendere le forme delle persone che incontra. Cambio accento nel giro di pochi secondi quando incontro qualcuno, e prendo il loro accento. Ho sempre notato che io colleziono, sono un collezionista”.

Questo “collezionismo” così eclettico di Bowie si evince dalle canzoni e dal suo stile, ma anche dalla sua personalità.

David Bowie crede in Dio?

Quando afferma di avere una sorta di filosofia mista, l’intervistatore coglie il momento per fargli una domanda molto diretta per capire cosa pensa David Bowie della religione: tu credi in Dio?  Dopo aver affermato di credere in una forma di energia e “non mi piacerebbe darle un nome”, quando Harty gli chiede se si concede qualche tipo di venerazione, Bowie fa un’affermazione famosissima: La vita. Amo la vita senza dubbio. 

Questo amore per la vita non abbandonerà mai Bowie, mentre con la religione avrà sempre un rapporto abbastanza controverso. Prima il rifiuto del Cristianesimo, vedendolo come un obbligo ed un insieme di ordini a cui obbedire, riconoscendo peraltro una evoluzione in negativo di questo rispetto ai suoi principi ideali: secondo Bowie, in particolare, l’uomo nell’istituire la Chiesa ha soprattutto con il Nuovo Testamento scelto i passi che più potevano essere utili a costruire la dottrina per affermarsi politicamente, dottrina in cui naturalmente ha influito la loro immaginazione.

“Quello che trovo difficile, è ciò in cui sono cresciuto, il cristianesimo che curva la spina dorsale e esegue degli ordini. Sono un cristiano così cattivo. Non sono più un cristiano”.

Questa prima posizione di Bowie gli ha provocato non poche critiche, difatti alla sua morte alcuni giornali di matrice cristiana hanno preferito dimenticare questa parentesi del duca bianco e focalizzarsi sul suo ultimo periodo di vita. Infatti, gli anni ’90 hanno rappresentato per Bowie una evoluzione personale molto particolare: dall’accettazione della monogamia, fino ad un ritrovato affidarsi alla religione, attratto prima anche dal Buddhismo, che naturalmente i più religiosi preferiscono ricordare. A molti è rimasto maggiormente impresso quel suo amo la vita, pronunciato senza alcun esitazione e con la sua immancabile passione. Sicuramente, il duca bianco non vedeva, se non durante i suoi ultimi anni, la religione come qualcosa da condividere o vivere in comunità, ma viveva il proprio rapporto con Dio in maniera personale e intima.

 

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Laureata in lettere moderne ed in Filologia moderna. Siciliana doc, scrittrice, ha pubblicato un saggio dal titolo "Dietro lo specchio, Oscar Wilde e l'estetica del quotidiano" e scrive per diversi siti di divulgazione culturale. Ama la letteratura, il cinema, il teatro, l'arte e naturalmente la musica (ha studiato teatro musical per quattro anni), in particolare il rock, il symphonic metal, il cantautorato italiano e i musical.