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David Bowie: la storia della sua amicizia con John Lennon

Inquadrare una personalità elevata ed istrionica come quella di David Bowie rappresenta, certamente, un arduo compito. Spesso ci si chiede quale fosse la magia che lo spingesse ad assumere tutte quelle personalità. Chi fosse davvero o, se riuscisse a gestire l’immenso carisma di cui ogni sfumatura della sua personalità era intrisa. Scindere l’uomo dall’artista, cercare di capire se fosse un messaggero mandato dagli alieni, come più volte millantato nel periodo alla stregua di Ziggy Stardust o, un uomo messianico caduto dallo Spazio come al tempo di Thomas Jerome Newton.

La personalità muta forma di David Bowie appare come un abile gioco di specchi. L’apoteosi artistica di un trasformista, la funambolica mescolazione di alcune tra le personalità più rilevanti nella storia dell’umanità o, semplicemente, il modo più furbo e rocambolesco di giustificare una geniale pazzia. Ciò che stupisce maggiormente di David Bowie è l’apporto della sua figura, seppur volubile, all’interno della vita delle persone. Non parliamo, infatti, solo dei milioni di fan che, negli anni, si sono innamorati del suo impenetrabile charme, ma di alcuni dei massimi esponenti della cultura Pop internazionale con cui, il Duca Bianco, ha instaurato rapporti d’amicizia indissolubili.

La storia dell’amicizia tra John Lennon e David Bowie

Col senno di poi, sembrerebbe quasi inevitabile che due delle menti più brillanti del loro ambiente non si incontrassero. L’amicizia tra John Lennon e David Bowie nasce dall’amore di quest’ultimo per lo stile compositivo dell’altro. Nel corso delle sessioni per Young Americans, il Duca Bianco finì, finalmente, per chiedere aiuto al nuovo amico. L’apporto di John Lennon in quelle sessioni sarebbe stato più spirituale che pratico, ma nell’opera di Bowie, sono chiari e concisi i riferimenti alla discografia dei Beatles e, alla carriera solista di Lennon. In Hunky Dory, David Bowie aveva già omaggiato i Beatles e, in particolare, l’opera di John Lennon, seguendone i canoni stilistici per brani come l’intramontabile Life On Mars, per la quale, il Duca, si era ispirato a My Way.

L’ossessione dei due artisti per la denuncia sociale nei confronti delle restrizioni proibitive del governo americano all’epoca, spinse la coppia a comporre Young Americans. All’epoca, John Lennon stava combattendo una serrata battaglia legale contro le istituzioni statunitensi e l’FBI. Lennon era di pochi anni più anziano di Bowie. Questo, spinse David a chiedere consigli sullo show business a John che rimaneva, in ogni caso, un veterano del panorama musicale di tutto il mondo. Passare del tempo con David Bowie fu un’esperienza molto piacevole per Lennon nonostante, a detta sua, non sapesse mai con quale delle sue personalità stesse interagendo.

Un’amicizia che va oltre la morte

Il giorno in cui John Lennon venne assassinato, l’8 dicembre del 1980, David Bowie stava recitando in The Elephant Man. Un’opera teatrale basata sulla triste storia di Joseph Merrick. David Chapman, l’assassino di Lennon, era stato tra gli spettatori in teatro in un suo precedente spettacolo e, che avesse già acquistato i biglietti per quello di qualche sera dopo, dove anche Yoko e John avrebbero dovuto presenziare. Sembrerebbe che Chapman avesse, per un istante, pensato di uccidere anche David Bowie. Quando il Duca Bianco seppe tutto questo rimase, ovviamente, sconvolto. Poco dopo la tragica morte dell’amico, Bowie eseguì dal vivo Imagine.

La sua struggente cover di Mother, eseguita poco tempo dopo, non avrebbe mai visto una pubblicazione ufficiale.  I riferimenti a John Lennon nella discografia di David Bowie sono, successivamente, divenuti una sorta di tendenza. Dopo la morte di David Bowie, Yoko Ono spese alcune parole per il Duca Bianco: “Io e John non abbiamo mai avuto molti amici. Però sentivamo che David fosse parte della famiglia. Ne conserveremo il ricordo per sempre”. Inoltre, pare che, negli anni successivi alla dipartita di John Lennon, David Bowie assunse degli atteggiamenti da padre adottivo nei confronti del piccolo Sean che rimase orfano a soli cinque anni.

 

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Claudio Pezzella, studente in culture digitali e della comunicazione. Appassionato dell'arte in tutte le sue sfumature,alla costante scoperta di nuove frontiere culturali. Chitarrista e compositore polistrumentista impegnato in progetti progressive metal. (Email:claudio190901@gmail.com)