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Le canzoni senza le quali David Gilmour non potrebbe vivere

Ci sono dei pezzi intramontabili, dei classici senza tempo che hanno letteralmente fatto la storia della musica. Chiunque potrebbe riconoscere a questi brani – e ai loro autori – un merito artistico incommensurabile. E le stesse rockstar, molto spesso, hanno tra le loro canzoni must have le stesse senza le quali nessuno di noi potrebbe vivere. Lo sa bene David Gilmour, leggendario chitarrista dei Pink Floyd, che già di per sé ha scritto un capitolo vitale nella storia della musica mondiale. Scopriamo in questo articolo i brani dei quali, anche un mostro sacro come Gilmour, non potrebbe mai fare a meno.

DAVID GILMOUR, CARRIERA NEI PINK FLOYD E CANZONI IMMORTALI

David Gilmour è uno dei nomi più iconici e leggendari del panorama musicale mondiale. Ammesso nella formazione dei Pink Floyd come supporto a Syd Barrett – sempre più imprevedibile e turbolento – ben presto ne diventa un membro imprescindibile. Accanto a lui Roger Waters, Nick Mason e Richard Wright. Anche dopo l’ufficializzazione dell’addio del bassista, David Gilmour ha proseguito parallelamente, sia con i Pink Floyd che con la propria carriera solista.

Nel 2003, ospite alle show radio della BBC dal titolo Desert Island Discs, David Gilmour si è trovato ad elencare le canzoni delle quali non potrebbe assolutamente fare a meno su un’isola deserta. Oltre alla musica poi, il chitarrista si vorrebbe vedere recapitati: una collezione completa delle opere di Shakespeare, la Bibbia, una traduzione inglese del Corano e una chitarra acustica Martin D.35.

THE KINKS, WATERLOO SUNSET

“Ascoltare questa su un’incantevole, calda, spiaggia, davanti ad un tramonto e sentendo la mancanza di Londra sarebbe un momento magnifico” esordisce David Gilmour, selezionando la sua prima scelta. Nella classifica dei brani senza i quali non potrebbe vivere, il chitarrista dei Pink Floyd inserisce il successo anni ’60 dei Kinks, Waterloo Sunset.

Pubblicata come singolo nel 1967, la canzone venne poi inserita nell’album Something Else by the Kinks. Ad oggi è uno dei brani più conosciuti della formazione rock britannica e una vera hit del pop rock anni ’60.

BOB DYLAN, BALLAD IN PLAIN D

“Ho vissuto molte delle sue proteste e questo è un altro aspetto del quale sono molto appassionato. Questo approccio da canzone d’amore” ammette Gilmour, scegliendo come secondo pezzo la Ballad in Plain D di Bob Dylan. Eccezionale poeta della musica e della vita, il cantautore rilasciò questo pezzo nel 1964 come estratto del disco Another Side of Bob Dylan.

David Gilmour non è lontano dal vero quando parla di amore, dato che Ballad in Plaind D indaga – in modo minuzioso, implacabile e dettagliato – tutti i fatti che portarono alla fine della relazione tra Dylan e Suze Rotolo. In particolare, il cantautore racconta in modo impietoso le frequenti liti con i parenti della ragazza. “Capivo quello che stava facendo. […] La sua arte era il suo sfogo, il suo modo di esorcizzare la cosa. Fu pesante.” dirà in seguito Suze, interrogata a proposito di Ballad in Plain D.

TOM WAITS, I’M STILL HERE

Brano del 2002 – contenuto nell’album Alice I’m Still Here di Tom Waits è la terza scelta del chitarrista dei Pink Floyd. Una decisione che, a differenza delle altre dette poco sopra, non è accompagnata da grandi giustificazioni. Dopo aver parlato del suo amore per la musica e della tragica fine di Syd Barrett, Gilmour aggiunge solo: “Amo questa canzone”.

MARTHA REEVES & THE VANDELLAS, DANCING IN THE STREET

Cambiamo decisamente genere con un pezzo di Martha Reeves and the Vandellas, dal titolo Dancing in the Street. Scritto originariamente da William Stevenson e Marvin Gaye nel 1964, la canzone divenne un grande successo della dance music anni ’60. Raggiunse infatti, in breve tempo, la seconda posizione della Billboard Hot 100 e nel corso degli anni venne coverizzata da moltissimi artisti. Due su tutti David Bowie e Mick Jagger che ne hanno interpretato la cover sicuramente più famosa, nel 1985.

“Non lo faccio spesso ormai – rivela David Gilmour, facendo riferimento al titolo della canzone – ma avrò bisogno di un pò di musica dance. Per ballare sulla sabbia, non sulla strada”.

LEONARD COHEN, ANTHEM

Anthem è un pezzo del grandissimo cantautore Leonard Cohen, pubblicato nel 1992 all’interno dell’album The Future. Proprio il pezzo scelto da David Gilmour – assieme all’omonima The Future e Waiting for the Miracle – è stato anche inserito nella colonna sonora del film cult di Oliver Stone, Natural Born Killers, del 1994.

NEIL YOUNG, A MAN NEEDS A MAID

Altro grande cantautore tra le scelte dei brani dei quali non potrebbe fare a meno. David Gilmour seleziona infatti Neil Young, con l’iconico brano A Man Needs a Maid – rilasciato per la prima volta nell’album Harvest del 1972. Il brano ha suscitato – nel corso del tempo – innumerevoli dispute e controversie, riguardo il significato ambivalente del termine Maid.

Se da un lato, con Maid, Neil Young vuole intendere la classica donna delle pulizia, assunta per tenere in ordine la casa. Dall’altro, il testo della canzone in sé riflette le insicurezze e il bisogno d’amore del cantante, spaventato all’idea di iniziare una nuova relazione amorosa, per paura di restarne ferito.

JONI MITCHELL, FOR FREE

“Questa è Joni Mitchell che combatte con il proprio muro, se così si può dire. La battaglia con la sua coscienza, con il suo essere ricca ma ancora un’artista” commenta David Gilmour riguardo la sua ennesima scelta – e facendo riferimento ovviamente al capolavoro The Wall. Si tratta del brano For Free della grande cantautrice Joni Mitchell. Contenuta nell’album del 1970, Ladies of the Canyon – la canzone riflette il tema dell’isolamento dell’artista famoso. Sempre più isolato mano a mano che diventa sempre più famoso.

THE LEMONHEADS, RUDY WITH A FLASHLIGHT

“Si tratta di sedersi nel proprio giardino, intorno ad un fuoco – dice Gilmour sull’ultimo brano, Rudy with a Flashlight della band The Lemonheadsuna cosa che facciamo molto spesso a casa nostra d’estate”. Brano alternative/indie del 2011, l’ultimo pezzo senza il quale il chitarrista dei Pink Floyd non potrebbe vivere, è contenuto nell’album Laughing All the Way to the Cleaners: Best of.

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Giulia Prosperini, classe 1993, laureata in Lingue e Letterature Straniere. Tante passioni, tra cui la musica e il rock 'n roll. Esperta del mondo Grunge, i Pearl Jam e i gruppi storici di Seattle. Scrittrice per vocazione e per hobby, specialista di recensioni e curiosità, capace di spaziare dalla cronaca all'aneddoto, dagli approfondimenti alle ultime news del mondo della musica.