28 January, 2021, 04:08

De André, il significato del brano “il fannullone”

Un fannullone“, qualcuno che non ha voglia di far niente, qualcuno che “senza pretesa di voler strafare” dorme per ore e ore al giorno. Di chi stiamo parlando? E’ uno dei tanti personaggi sfaccettati e particolari di Fabrizio De André, il quale cerca di raccontarci in rima la vita di un uomo, ma non di uno qualunque, di un fannullone. Questo brano è stato scritto a quattro mani con Paolo Villaggio, e come ogni suo brano ci porta in una realtà ben precisa, narrandoci di come il fannullone conduce la propria vita, dei suoi affetti, dei suoi luoghi e dei suoi spazi notturni. Cosciente di esserlo, cosciente di poter patire la fame, questo campione di ozio porta avanti la sua vita senza apportare significativi cambiamenti. Ecco il significato del brano “il fannullone” di De André.

Il fannullone di De André è un fannullone e basta?

Innanzitutto il brano porta la struttura di una ballata, con un ritmo molto particolare. Fa parte del 45 giri in cui è presente anche “Carlo Martello ritorna dalla battaglia di Poitiers”, terzo di De André e pubblicato per la Karim. Entrambi i brani sono stati scritti in collaborazione con Paolo Villaggio, e poi arrangiate con Giampiero Boneschi. In merito a questa canzone bisogna anche ricordare che si tratta del brano che De André eseguì durante la sua prima esibizione, nel maggio del 1963.

Perché quest’uomo ha deciso di vivere così? La decisione pare più che improbabile, chi vorrebbe condurre una vita del genere, d’altronde, soprattutto se per scelta propria?

Il significato del brano e la concezione del lavoro

Questa volta -come prima specificato- De André ci canta di chi, conduce una vita quasi ribaltata rispetto al consueto: dorme di giorno e vaga di notte.

La prima parte del brano è basata sulla descrizione del tipo di vita condotto dal fannullone e del suo (non) approccio con il lavoro. Egli infatti recita “una parte fastidiosa alla gente / facendo della vita una commedia divertente”. Quel che conta sottolineare è la particolare “filosofia” di questo personaggio poiché non è qualcuno che non hai mai avuto possibilità di essere e di fare, bensì qualcuno che l’ha avuta ma ha scelto di non coglierla, non in pieno.

Gli era stato offerto un bel lavoro in un grande ristorante, ma egli, che sognava, dirà “il cielo è la mia unica fortuna / e l’acqua dei piatti non rispecchia la luna“. Non è tanto questo però il principio primo che deve essere osservato in questo brano. Il problema che attanaglia il fannullone è lo stato di schiavitù che sente nei confronti del lavoro, tant’è che una delle frasi chiave del componimento è “non si risenta la gente per bene
se non mi adatto a portar le catene

Lavoro e… amore

Anche il fannullone troverà il suo amore, e De André ci racconterà anche del suo matrimonio, iniziato, ma purtroppo finito. Forse è stato preso con troppa leggerezza? Il fannullone infatti lo vive come il gesto di una giacca appoggiata ad un attaccapanni; e lei, se ne va. Sorprendentemente, ritornerà e i due vivranno insieme la loro vita.

Che non fare niente sia in realtà vivere in pieno? Certo non potremmo permettercelo, ma qui, un po’, è così.

 

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Maria Geraci, 1999. Laureata in lettere moderne e studentessa magistrale di letteratura, filologia e linguistica italiana. Appassionata di rock, grunge e cantautorato. (mariageraci9@icloud.com)