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Deep Purple, La storia dell’album Deep Purple in rock

I Deep Purple sono una delle band più importanti della storia della musica rock e non solo. Naturalmente sono tra i pionieri dell’hard rock e dell’heavy metal e le loro canzoni sono intramontabili. Nonostante abbiano più volte cambiato formazione e i fan siano affezionati soprattutto alla classica, non hanno mai smesso di far emozionare il pubblico. Di recente è uscito il loro ultimo album, Whoosh!, che è stato un grande successo nonostante la pandemia del coronavirus. Certo non paragonabile è il successo che hanno avuto i loro album precedenti, vere pietre miliari del genere rock. Tra questi sicuramente Deep Purple in rock, considerato il loro vero capolavoro. Iconica è già la copertina, che riprende il Monte Rushmore, dove al posto dei Presidenti degli Stati Uniti troviamo i membri della band.

La novità di Deep Purple in rock

Questo disco è il quarto album della band. I Deep Purple lo pubblicarono il 5 giugno 1970. A proposito di cambiamenti di formazione, questo è il primo album con quella che è nota come formazione Mark II, costituita da: Mark II composta da Ian Gillan, Ritchie Blackmore, Roger Glover, Jon Lord e Ian Paice. Segna quindi il primo grande laboratorio di prova di questa band. Solamente l’anno prima Ian Gillan e Roger Glover (prima membri degli Episode Six) si erano uniti al gruppo. Quindi era davvero il momento di testare la sintonia tra loro. Ian Gillan era entrato nel gruppo per la necessità profonda dei Deep Purple di avere una voce più “rock” e più potente rispetto a Rob Evans. Inizialmente il bassista Roger Glover, che allora era appunto membro degli Episode Six non avrebbe però voluto lasciarli. Tuttavia, in nome della sua amicizia con Ian Gillan aveva deciso di aiutare comunque i Deep Purple nella composizione nei brani. Alla fine, dopo una prima registrazione, Glover cambiò idea.

Una nuova musica e varie ispirazioni

La particolarità di Deep Purple in rock sta nel fatto che volutamente la musica sia stata realizzata per essere molto più “dura”, anche alla luce dell’influenza dei Led Zeppelin, che con il loro primo album avevano realizzato un genere musicale più pesante. A partire dal nuovo cantante, si è voluto provare qualcosa di nuovo e più rumoroso. Sono presenti nel disco tantissimi riferimenti ad altri artisti  Fin dalla prima traccia Speed King, si nota l’influenza di Jimi Hendrix, poi la famosissima Child in time riprende “Bombay Calling” degli It’s a Beautiful Day, Flight of the Rat riprende Il volo del calabrone, ecc. Segna di menzione è poi Black night, che non fa parte della prima uscita dell’album, ma venne pubblicata come singolo e poi inserita nella ristampa del 1995, per festeggiare i 25 anni dall’uscita dell’album.

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Laureata in Lettere moderne ed in Filologia moderna, studentessa di Editoria e Scrittura alla Sapienza. Siciliana doc, docente, copywriter. Ha pubblicato un saggio dal titolo "Dietro lo specchio, Oscar Wilde e l'estetica del quotidiano" e scrive per diversi siti di divulgazione culturale. Ama la letteratura, il cinema, il teatro, l'arte e naturalmente la musica (ha studiato teatro musical per quattro anni), in particolare il rock, il symphonic metal, il cantautorato italiano e i musical.