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Dream Theater, cinque brani per cinque album: come superare l’alcolismo

Non tutto va sempre come previsto. Spesso molte cose sono fuori dal nostro controllo e si trova conforto negli angoli più bui. Il problema dell’alcol è tanto comune quanto dimenticato e proprio per questo, chi ne ha avuto esperienza, ha deciso di creare con i suoi mezzi qualcosa che potesse aiutare chi in quel momento ne avesse sentito il bisogno. Uno dei membri del gruppo statunitense dei Dream Theater ha vissuto la trappola dell’alcolismo sulla sua stessa persona. Mike Portnoy era il batterista del gruppo, che ha deciso di abbandonare durante il 2010, benché fosse uno dei membri fondatori. Dopo aver superato questo grande ostacolo decide di metterlo per inciso e di poter dare una mano, nel suo piccolo, a chi ne avvertiva il bisogno. Nasce così il progetto dei “dodici passi” (Twelve steps).

Mike Portnoy, i Dream Theater e l’alcolismo

Dopo aver preso coscienza del suo problema, Mike ha deciso di intervenire su se stesso. Quando dopo anni e anni di abusi sia in relazione all’alcol che alla droga, qualcosa stava cambiando. I Dream Theater, nel frattempo, si erano accorti che il problema con l’alcolismo stava aumentando. La cosa più importante per Mike era la musica e soprattutto la possibilità di mantenere dei buoni rapporti con i membri. Pur essendo uno dei maggiori contribuenti a livello musicale e non nel gruppo, non è più riuscito a scindere la passione e il lavoro dai suoi problemi, ed è per questo che con grandissima forza deciderà di affrontare una terapia.

I dodici passi verso se stesso e la vita

La terapia, che comprendeva dodici step aveva come punto d’arrivo la riabilitazione. Dopo aver terminato questa esperienza, decide di mettere su carta tutto ciò che aveva affrontato. Le canzoni e i testi che sono stati composti però, non verranno erogati in un singolo album. La particolarità infatti è anche questa: Mike farà in modo che i brani occupino cinque album da Six Degrees of Inner Turbulence Black Cloud & Silver Lining. La prima parte della suite consta di tre brani, così come l’ultima, mentre le tre centrali ne conterranno due. Il primo gruppo di canzoni vede il gruppo nella loro tipica potenza. La seconda parte invece, contiene una serie di curiosi riferimenti a canzoni precedenti come The Mirror (1994) in cui erano già stati accennati i problemi del batterista. La penultima, un po’ più sobria rispetto alle precedenti è l’anticipazione del gran finale. Per la composizione dell’ultima parte il gruppo riascolterà tutti i lavori precedenti, così da riuscire a creare un finale che raccogliesse tutto. Ecco come i Dream Theater hanno contribuito con la loro musica al problema dell’alcolismo.

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Maria Geraci, 1999. Laureata in lettere moderne e studentessa magistrale di letteratura, filologia e linguistica italiana. Appassionata di rock, grunge e cantautorato. Ferrata nella stesura di articoli e aspirante scrittrice. (mariageraci9@icloud.com)