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La storia di Eleanor Rigby, il capolavoro dei Beatles che parla di solitudine

Il 5 Agosto del 1966 veniva pubblicato l’album dei Beatles Revolver, e con esso una delle più celebri canzoni del gruppo britannico che ha fatto la storia della musica: Eleanor Rigby. Vogliamo parlarvi della storia di questo celebre brano.

La composizione e la registrazione di Eleanor Rigby

Scritta principalmente da Paul McCartney, Eleanor Rigby presenta una peculiarità: la voce di Paul è accompagnata da un’orchestra di otto elementi (ottetto) formata da quattro violini, due viole e due violoncelli, che esegue una composizione di George Martin.

Durante le sedute di registrazione, nel 1966, John Lennon e George Harrison contribuirono al coro ma nessun componente del gruppo suonò uno strumento. Riguardo alla scelta dell’orchestra John Lennon nel 1980 dichiarò: “L’accompagnamento dei violini fu idea di Paul. Jane Asher (la fidanzata di Paul) gli fece conoscere Vivaldi e lui si entusiasmò.”

Di che cosa parla Eleanor Rigby

Il principale tema trattato nella canzone è la solitudine, intesa come condizione umana, come l’incapacità di noi tutti di avvicinarci davvero agli altri. “Look at all the lonely people” (“Guarda tutte le persone sole), il testo comincia con questa richiesta. Prosegue poi raccontandoci di Eleanor Rigby e di un prete, padre McKenzie, due persone profondamente sole.

La prima è intenta a raccogliere il riso in una chiesa, ormai vuota, in cui si è celebrato un matrimonio. “Vive in un sogno”, truccandosi e aspettando invano alla finestra un qualcuno che arrivi a strapparla via dalla sua condizione, che però non arriva mai. Padre McKenzie è invece un parroco che “scrive le parole di un un sermone che nessuno ascolterà” nella stessa chiesa in cui si trova Eleanor.

I due sono perciò vicini, ed entrambi bisognosi dell’affetto reciproco, tuttavia la loro solitudine resta impossibile da sconfiggere. Infine Eleanor Rigby muore e verrà seppellita in quella stessa chiesa, proprio da padre McKenzie. Nessuno dei due riuscì quindi ad avvicinarsi all’altro: “nessuno fu salvato”, dicono le ultime parole della canzone, conferendole una chiusa decisamente pessimistica che ben si accompagna con la melodia malinconica.

Il tema della solitudine nella storia della musica

Il tema della solitudine è stato trattato nel corso degli anni da diversi artisti nei propri brani: fra i più recenti abbiamo ad esempio Mad World, dei Tears For Fears, che parla però di una solitudine più specifica, legata in particolare al periodo dell’adolescenza.

Quello a cui fa riferimento Paul nel suo brano è invece un genere di solitudine più generale e profondo, radicato nella stessa condizione umana, che maggiormente si avvicina al singolo di un grande cantautore nostro connazionale: Rino Gaetano. In Escluso il cane (1977) Rino esprime un concetto da lui stesso chiarito nello svolgimento di un’intervista: “il discorso è in fondo sui poveri cani che siamo tutti quanti noi, abbastanza avulsi dall’incontro umano e abbastanza soli… Cioè, praticamente siamo abbastanza messi da parte, l’uno con l’altro.” Una cosa è comunque certa: ciò che è più capace di unire tutti quanti noi, di annullare le distanze fra le persone e creare ponti, è proprio la musica.

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Studente e amante del rock 'n' roll in tutte le sue definizioni. Esperto articolista specializzato in diverse testate di attualità e news. Abile nello spaziare - nell'ambito del rock - tra notizie di attualità, curiosità e aneddoti (riguardanti band, artisti, album o singole canzoni) fino a classifiche di vario genere.