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Elvis Presley: i 5 album più sottovalutati

Elvis Presley, oltre ad essere uno degli artisti più influenti del rock, è anche l’artista solista con più vendite nella storia, con più di un miliardo di dischi venduti. Alcuni album sono entrati nella storia e sono tuttora iconici, come il primo album “Elvis Presley” del 1956 o “Aloha From Hawaii Via Satellite” del 1973. Altri dischi invece, malgrado abbiamo ottenuto buoni vendite o apprezzamenti da parte della critica, sono sempre stati meno considerati. Vediamo quindi quali sono i cinque album di Elvis Presley più sottovalutati.

“Elvis Country (I’m 10,000 Years Old)” – 1971

Le canzoni presenti nell’album vennero registrate a Nashville tra il 4 e l’8 Giugno 1970. Il risultato è un concept album che si concentra soprattutto sulla tradizione country statunitense. Elvis infatti reinterpreta a modo suo dei classici del genere, affiancando a steel guitar e chitarre resofoniche, tastiere e cori gospel, provenienti da altre sue influenze. Interessante è la scelta di inframmezzare i dodici brani dell’album con la canzone “I Was born About 10,000 Years Ago”.

“He Touched Me” – 1972

Si tratta del terzo album gospel di Elvis, che fu apprezzato dalla critica di settore, tanto da permettergli di vincere il suo secondo Grammy Award per la “Best Inspirational Performance”, che aveva già vinto nel 1967, sempre a seguito della pubblicazione di un altro album gospel, intitolato “How Great Thou Art”. Il gospel è sempre stato uno dei generi che Elvis si divertiva di più ad eseguire nel privato, in compagnia di amici e conoscenti, e questa sua passione traspare dall’album, in canzoni come “Amazing Grace”, “Reach Out To Jesus” o “Bosom of Abraham”.

“Elvis” – 1973

Questo album fu pubblicato a seguito del sopracitato “Aloha From Hawaii Via Satellite”, e viene generalmente chiamato “Fool album”, per distinguerlo dall’omonimo album “Elvis” del 1956, il secondo del cantante. Tutti i brani dell’album hanno aspetti che li rendono apprezzabili, ma risulta particolarmente interessante l’ascolto di tre canzoni in particolare, ossia: “I’ll Take You Home Again, Kathleen”, “It’s Still Here” e “I Will Be True”. In questi brani la registrazione consiste semplicemente nella voce di Elvis accompagnata dal pianoforte, che suonò lo stesso cantante, facendo risultare i brani molto intimi.

“Raised On Rock/ For Ol’ Times Sake” – 1973

Questo album in particolare è uno di quelli che divise di più i fans di Elvis, anche se con l’andare degli anni è stato sempre più apprezzato. Pubblicato a seguito dell’album “Elvis” appena analizzato, ottene buone vendite sempre sulla scia del successo mondiale del disco “Aloha From Hawaii Via Satellite”. Venne registrato agli Stax Studio di Memphis, studio prettamente di musica black. Infatti l’album si differenzia dalle sonorità dell’album di quel periodo, essendo vicinissimo al funk e al R&B. Spiccano in particolare i brani “Raised On Rock”, “If You Don’t Come Back”, “Just A Little Bit”, “Sweet Angeline” e “Finf Ouy What’s Happening”.

“Good Times” – 1974

Anche questo album ha ottenuto riscontri positivi con l’andare degli anni, con molti che lo vedono come un disco che meglio riassume lo stile tipico di Elvis degli anni ’70. Il nome dell’album deriva dalla traccia “Talk About The Good Times”, uno di quelli più ritmati all’interno dell’ LP. “I Got A Feelin’ In My Body” rimanda alle sonorità black dell’album analizzato poco sopra. Magnifiche le interpretazioni di “Loving Arms” e “My Boy”, che risentono dello stato d’animo del cantante a seguito della separazione dalla moglie Priscilla. Di particolare interesse è notare come nella cover di “Good Time Charlie’s Got The Blues”, Elvis non canti una strofa in cui si fa menzione di pillole usate per alleviare il dolore.

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Horus Black, al secolo Riccardo Sechi, nasce a Genova nel 1999 in una famiglia di musicisti classici. Appassionato di rock, soprattutto classic rock, cantante e musicista. Pubblica il suo primo album nel 2018. Indirizzo e-mail rsechi99@gmail.com