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Elvis Presley: vandalizzata Graceland, la sua casa

Elvis Presley è uno degli artisti tra i più amati della storia, ottenendo col tempo consensi sia dalla critica che dal pubblico. Il suo successo continua ancora oggi a più di quarant’anni dalla morte, che ebbe tragicamente luogo il 16 Agosto 1977. Nel corso della sua carriera ottenne risultati difficilmente ripetibili ed anche a seguito del decesso la sua fama non è calata, diventando l’artista solista con più dischi venduti nella storia: più di un miliardo.

Elvis Presley e l’acquisto di Graceland nel 1957

Quello che ad oggi si può definire il centro nevralgico dell’universo Elvis Presley è senza dubbio la sua villa di Memphis, Graceland, che il re del rock’n’roll acquistò nel 1957, per circa 100 mila dollari. All’epoca Elvis aveva appena ventidue anni, ma già era una stella della musica mondiale, grazie a brani come “Hound Dog”, “Love Me Tender” o “Don’t Be Cruel”. Nel corso degli anni Graceland resterà la sua base, quella che lui stesso considerava casa, molto più di tutte le sue residenze. Proprio a Graceland Elvis morì nel 1977.

Elvis Presley: la sua casa museo

Dal 1982 Graceland è diventata la casa museo di Elvis Presley, espandendosi sempre di più nella zona circostante. Ad oggi, oltre alla casa, i visitatori possono infatti ammirare le automobili, i due aerei privati, i dischi d’oro ed i vestiti di scena della star, in strutture di recente costruzione. Nel 1991 la villa venne inserita nel “National Register of Historic Places”, mentre nel 2006 è stata dichiarata Monumento Storico Nazionale. Inoltre è la seconda casa più visitata degli Stati Uniti, dopo la Casa Bianca.

Gli atti vandalici dell’ultima notte

Nel corso dell’ultima notte Graceland è stata assaltata da un gruppo di attivisti, facente probabilmente parte di uno delle falangi più estremiste, che già nei mesi scorsi avevano portato scompiglio negli USA, a seguito della morte di George Floyd. Fortunatamente la villa e gli spazi espositivi non sono stati colpiti. La maggior parte dei danni sono stati arrecati alle mura di cinta dell’abitazione, che fino ad ora erano piene di scritte dei fans, che, per ricordo, scrivevano il proprio nome o messaggi di ammirazione nei confronti di Elvis Presley.

L’attacco politico sulle mura di cinta di Graceland

Questa mattina invece sono state trovate grandi scritte che andavano da “#BLM”, “#staytuned” o “Black lives matters”, a “”Defund The Police”, “Fuck Donald”, “Fuck Trump”. A parte la gravità da un punto legale, dato che da un punto di vista tecnico quello imbrattato è un monumento nazionale, quindi equivale ad imbrattare, per esempio, la Statua della Libertà, bisogna considerare anche il punto di vista civile. Tra l’altro Elvis non è mai stato contro la comunità nera, anzi, avendo vissuto in gioventù a pochi metri dal ghetto era a stretto contatto con quella cultura che dimostrò in più maniere di apprezzare. Inoltre registrò canzoni come “If I Can Dream”, che si ispirava al celebre discorso di Martin Luther King, o “In The Ghetto”, che facevano emergere problemi sociali legati alla comunità nera americana.

Le scritte sono già state rimosse

A diffondere la notizia è stato, tra gli altri, il fratellastro di Elvis Bill Stanely, che ha accompagnato le fotografie con il messaggio “Adesso cosa ne pensate di queste persone?”. Graceland non ha voluto rilasciare commenti. In mattinata comunque le scritte sono state rimosse riuscendo a mantenere quelle dei fan già presenti in precedenza.

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Horus Black, al secolo Riccardo Sechi, nasce a Genova nel 1999 in una famiglia di musicisti classici. Appassionato di rock, soprattutto classic rock, cantante e musicista. Pubblica il suo primo album nel 2018. Indirizzo e-mail rsechi99@gmail.com