gtag('config', 'UA-102787715-1');

Fabrizio De André, A chi è dedicata Amico fragile?

Faber, come si faceva soprannominare grazie a Paolo Villaggio, è un cantautore le cui canzoni sono a buon diritto entrate nelle antologie scolastiche. Non esistono artisti che al pari di Fabrizio De André abbiano scritto poesie così profonde ed intense. Spesso paragonato ai grandi poeti o a Bob Dylan, perché come Dylan è un “cantastorie”, De André ha saputo raccontare storie di vinti, di miseri, di sconfitti. Le sue canzoni si ispirano alla letteratura ed alla cultura costantemente, tanto che spesso è difficile comprenderne a pieno il significato. Basti pensare a Geordie, che riprende una ballata medievale o a Città vecchia, tratta dall’omonima poesia di Umberto Saba, oppure ancora all’intero album Non al denaro, non all’amore né al cielo, in cui ogni canzone riprende un componimento dall’Antologia di Spoon River. Come scegliere la canzone preferita di De André? Il cantautore non aveva difficoltà, lo sapeva: era senz’altro Amico fragile. Ma a chi è dedicato questo brano?

Volume 8

La canzone è tratta dall’album Volume 8, pubblicato nel 1975 e la cui uscita è stata anticipata dal 45 giri La cattiva strada/Amico fragile un anno prima. L’album è famoso per il sound folk, all’apice della sua importanza in questo disco. Vede inoltre la collaborazione tra Francesco De Gregori e Fabrizio De André al massimo delle loro possibilità. Un intreccio perfettamente riuscito che ha prodotto canzoni dal calibro di Canzone per l’estate. In questo disco gli unici brani composti interamente da De André senza l’aiuto del collega sono Amico fragile e Giugno ’73, entrambi autobiografici e tra i cavalli del battaglia del cantautore.

La storia di Amico fragile

Il nostro autore ha dichiarato in un’intervista che la canzone più importante che abbia mai scritto è proprio Amico fragile. Questo brano narra di un artista che vuole essere utile agli altri, salvo poi rendersi conto che gli artisti ormai non sono più utili, perché la gente non si rende conto di averne bisogno. La canzone è particolare perché è l’unica in cui De André parla così esplicitamente di sé, si descrive e autocritica, ma allo stesso tempo non manca come sempre la critica alla società, così vuota culturalmente e dedita più al divertimento. È una delle canzoni più vere del cantautore, basti pensare che, ha dichiarato lui stesso, l’ha scritta da ubriaco in una sola notte. Quindi questa canzone è sostanzialmente dedicato allo stesso De André, è una descrizione di se stesso. Ma, se la ascoltiamo attentamente, potremo vedere quanto in realtà ci sia di universale in quelle parole.

Pensavo: è bello che dove finiscano le mie dita debba in qualche modo incominciare una chitarra.

Share

Laureata in Lettere moderne ed in Filologia moderna, studentessa di Editoria e Scrittura alla Sapienza. Siciliana doc, docente, copywriter. Ha pubblicato un saggio dal titolo "Dietro lo specchio, Oscar Wilde e l'estetica del quotidiano" e scrive per diversi siti di divulgazione culturale. Ama la letteratura, il cinema, il teatro, l'arte e naturalmente la musica (ha studiato teatro musical per quattro anni), in particolare il rock, il symphonic metal, il cantautorato italiano e i musical.