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Fabrizio De André: che cosa pensava della religione il cantautore italiano?

Come spesso abbiamo avuto modo di sottolineare, i temi trattati da Fabrizio di Andrè all’interno della sua musica sono sempre stati vari e piuttosto particolari, tanto da generare un modo di affrontare l’ambito del cantautorato e della musica in generale attraverso una certa varietà di temi e modi che l’abbiamo portato a trattare questi stessi. In altre parole, semplicemente, Fabrizio de André non si è mai soffermato verso un certo modo di trattare la musica, ma ha sempre cercato una via di risoluzione tematica e contenutistica all’interno delle sue canzoni, che lo portasse a trattare di realtà quali quella della prostituzione, della droga, ma anche della religione. Ma qual era il rapporto di Fabrizio di Andrè con la religione e, allo stesso tempo, qual era il modo che l’ha portato a trattare questo tema e questa materia stessa all’interno della sua musica? Vogliamo parlarvene all’interno del nostro articolo.

Il rapporto di De André con la religione

Prima di prendere in considerazione la materia religiosa e musicale che maggiormente ha caratterizzato la musica e l’espressione maggiore di Fabrizio di Andrè, vogliamo prima parlarmi di che cosa pensasse lo stesso tempo autore genovese della religione. L’evento che l’ha segnato particolarmente e l’ha portato a ritrattare la sua considerazione della religione e della figura di Cristo in generale, che riteneva come il primo più grande rivoluzionario della storia, è stato soprattutto il rapimento avvenuto in Sardegna, e che ha portato ad una condizione particolarmente difficile raccontata all’interno del celebre e meraviglioso brano Hotel Supramonte.

A seguito di questo rapimento, Fabrizio De Andrè dichiarò che, per quanto non potesse definirsi credente e cristiano, da quel momento in poi non avrebbe più bestemmiato o pensato che la bestemmia potesse godere di una qualche considerazione positiva. In particolar modo, queste sono state le sue dichiarazioni in merito: «Durante il rapimento mi aiutò la fede negli uomini, proprio dove latitava la fede in Dio. Ho sempre detto che Dio è un’invenzione dell’uomo, qualcosa di utilitaristico, una toppa sulla nostra fragilità… Ma, tuttavia, col sequestro qualcosa si è smosso. Non che abbia cambiato idea ma è certo che bestemmiare oggi come minimo mi imbarazza.»

La realizzazione de La Buona Novella

Se si parla del rapporto di Fabrizio De Andrè con la religione, l’album fondamentale che merita di essere preso in considerazione è La Buona Novella, un disco pubblicato negli anni in cui la rivoluzione imperversava e che, pur imponendo siccome profondamente anacronistico rispetto alla cultura dominante in quel tempo, fu di una matrice fondamentale dal punto di vista culturale e religioso. Non a caso, per partendo da una considerazione ideale secondo la quale la religione non poteva godere di quell’atteggiamento che le era destinato, Fabrizio De Andrè realizzò un album completamente rivoluzionario sia per la sua portata artistica, sia per i temi trattati all’interno dello stesso.

Non a caso, vi è una completa rivalutazione della figura di Cristo, di Maria e di Giuseppe, oltre che di Tito e dei dieci comandamenti, che sono osservati attraverso l’occhio profano di una persona che è condannata alla dannazione eterna e che, per mezzo della sua confessione, verrà salvata da Cristo all’interno del racconto biblico. Chi vuole conoscere il pensiero di Fabrizio De Andrè sulla religione non può ascoltare e apprezzare un album di grande peso come la buona novella.

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Studente e amante del rock 'n' roll in tutte le sue definizioni. Esperto articolista specializzato in diverse testate di attualità e news. Abile nello spaziare - nell'ambito del rock - tra notizie di attualità, curiosità e aneddoti (riguardanti band, artisti, album o singole canzoni) fino a classifiche di vario genere.