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Fabrizio De André, La storia di Il bombarolo

Fabrizio De André ha composto canzoni indimenticabili. Non c’è abbastanza tempo per elencarle tutte né per spiegare il valore di questo pilastro della musica italiana ed anche della letteratura. Tra i suoi lavori più apprezzati c’è il suo quarto concept album, Storia di un impiegato. Attorno a sé accolse diverse polemiche, ma ad oggi è sicuramente uno dei lavori più apprezzati del cantautore genovese. Proprio da questo concept album è tratta la canzone di cui oggi parleremo, dal titolo Il bombarolo.

Storia di un impiegato

La “Storia di un impiegato” l’abbiamo scritta, io, Bentivoglio, Piovani, in un anno e mezzo tormentatissimo e quando è uscita volevo bruciare il disco. Era la prima volta che mi dichiaravo politicamente e so di aver usato un linguaggio troppo oscuro, difficile, so di non essere riuscito a spiegarmi.

Così Fabrizio De André spiegava alla Domenica Del Corriere la genesi di Storia di un impiegato. Il concept album racconta, come si capisce, la storia di un impiegato che, dopo aver ascoltato una canzone del Maggio francese, ha un improvviso impulso alla ribellione. Il valore di questo disco è stato compreso solamente in anni tutto sommato recenti. All’epoca della sua uscita, nel 1973, infatti, venne aspramente criticato ad esempio da Giorgio Gaber, che comunque in seguito avrà modo di ricredersi su Fabrizio De André, ma che in questo primo momento non apprezzò per questo tentativo di mettere la politica in musica.

Il bombarolo

Sicuramente la canzone più conosciuta di Storia di un impiegato è Verranno a chiederti del nostro amore, che abbandona l’elemento politico ed è invece una canzone che parla della fine di un amore. Come brano politico, eseguito peraltro spesso durante i concerti, c’è invece la Canzone del Maggio. Ma anche Il bombarolo è un brano molto conosciuto e apprezzato soprattutto per la sua tagliente ironia. È il momento forse più patetico della vita del personaggio protagonista del concept. Infatti, l’impiegato premedita un attentato poiché è disperato, ma il risultato è solo che si mette in ridicolo. La conclusione poi introduce la scena a Verranno a chiederti del nostro amore, con il riferimento alla sua amata.

Chi va dicendo in giro
Che odio il mio lavoro
Non sa con quanto amore
Mi dedico al tritolo
È quasi indipendente
Ancora poche ore
Poi gli darò la voce
Il detonatore
Il mio Pinocchio fragile
Parente artigianale
Di ordigni costruiti
Su scala industriale
Di me non farà mai
Un cavaliere del lavoro
Io sono d’un’altra razza
Son bombarolo.
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Laureata in Lettere moderne ed in Filologia moderna, studentessa di Editoria e Scrittura alla Sapienza. Siciliana doc, docente, copywriter. Ha pubblicato un saggio dal titolo "Dietro lo specchio, Oscar Wilde e l'estetica del quotidiano" e scrive per diversi siti di divulgazione culturale. Ama la letteratura, il cinema, il teatro, l'arte e naturalmente la musica (ha studiato teatro musical per quattro anni), in particolare il rock, il symphonic metal, il cantautorato italiano e i musical. (Domande e proposte: silviargento97@gmail.com)