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Fabrizio De André, La storia di Tutti morimmo a stento

Fabrizio De André si è distinto grandemente nell’ambito musicale e letterario. I suoi testi e le sue composizioni incantano tuttora il pubblico, trovano spazio nelle antologie scolastiche a mostrare quanto il cantautorato sia di fatto spesso una parte della letteratura. Fabrizio De André ha portato grandi innovazioni nel mondo della musica, sperimentando sempre aspetti nuovi. Tra i suoi lavori migliori ci sono i concept album. Addirittura si pensa che Tutti morimmo a stento sia il primo concept album della musica italiana, ma non è così. Tuttavia ha sicuramente diversi aspetti innovativi. Scopriamo la storia di questo album così apprezzato.

Concept album

Innanzitutto per concept album intendiamo un disco in cui le canzoni non sviluppano una storia autonoma singolarmente, ma ognuna contribuisce a creare una vicenda globale. C’è da dire che naturalmente anche in questo è possibile ascoltare una sola canzone dall’album che ha comunque un senso. In Italia il primo esempio di concept album si ebbe con il disco Diario di una sedicenne, inciso da Donatella Moretti nel 1964. Molti erroneamente ritengono che Tutti morimmo a stento di De André sia invece il primo concept album italiano, ma uscì ben quattro anni dopo, nel 1968. Sicuramente fu il primo ad avere così tanta rilevanza, anche perché fu l’LP più venduto in Italia quell’anno.

Tutti morimmo a stento

Parliamo del secondo album di inediti del cantautore e di un’idea sviluppata nei minimi dettagli e con grande meticolosità. Ciò, bisogna dirlo, non solo grazie a De André, ma anche grazie agli autori con i quali collaborò e che ebbero un ruolo decisivo. Ad esempio Riccardo Mannerini e Giuseppe Bentivoglio, che collaborato o ad alcuni tra i testi più amati tratti da questo disco, ad esempio Il cantico dei drogati, ispirato alla poesia Eroina di Mannerini.

Mentre fra gli altri nudi
Io striscio verso un fuoco
Che illumina i fantasmi
Di questo osceno giuoco
Come potrò dire a mia madre che ho paura?
Chi mi riparlerà
Di domani luminosi
Dove i muti canteranno
E taceranno i noiosi.

Le tematiche e le influenze

Sicuramente l’album riflette come molti altri dei topoi presenti nella musica di Fabrizio De André. Innanzitutto l’ispirazione alla canzone francese, ad esempio Leggenda di Natale, che si ispira ad una canzone di Georges Brassens, La ballata degli impiccati che si ispira a François Villon, la cui influenza si vede anche in Corale (la leggenda del re infelice). Il tema principale è la morte intesa sia come situazione biologica, ma soprattutto come tormento psicologico. Ancora una volta ritroviamo miseri, poveri, sfortunati. L’attenzione alle disgrazie e ai disagi delle persone dà forte spazio all’idea di empatia e compassione. Un leitmotiv sempre presente nella musica di Fabrizio De André, che in Tutti morimmo a stento raggiunge il suo massimo splendore. Barocca e dirompente è l’immagine di questo concept album che continua a sorprenderci.

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Laureata in Lettere moderne ed in Filologia moderna, studentessa di Editoria e Scrittura alla Sapienza. Siciliana doc, docente, copywriter. Ha pubblicato un saggio dal titolo "Dietro lo specchio, Oscar Wilde e l'estetica del quotidiano" e scrive per diversi siti di divulgazione culturale. Ama la letteratura, il cinema, il teatro, l'arte e naturalmente la musica (ha studiato teatro musical per quattro anni), in particolare il rock, il symphonic metal, il cantautorato italiano e i musical. (Domande e proposte: silviargento97@gmail.com)