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Fabrizio De André, La storia di Volta la carta

Quando si parla di cantautori italiani chissà come e chissà perché Fabrizio De André è sempre il primo ad essere citato. Naturalmente questo chissà è ironico, in quanto sappiamo tutti come il caro Faber abbia rivoluzionato il modo di fare e di pensare la musica italiana. Un autore di canzoni, ma anche un poeta la cui produzione si lega alla letteratura, all’arte e soprattutto alla canzone popolare nell’accezione più antica del termine. Infatti, De André nei suoi brani univa la componente letteraria, con citazioni anche molto colte, ad un interesse più “umile” per i miseri, gli sfortunati, i ladri, le prostitute. La musica di De André divenne così musica dei vinti e dei miseri per eccellenza. Da qui il forte interesse dell’autore per ballate e canti popolari. Una delle canzoni che maggiormente riflette tale stile è sicuramente Volta la carta, che sembra un’allegrissima ballata, ma è piena di significati nascosti.

La collaborazione con Massimo Bubola

Innanzitutto, il brano è stato scritto in collaborazione con Massimo Bubola. Il cantautore ha avuto una lunga e proficua collaborazione con De André che inizia proprio da Rimini (album dove si trova Volta la carta). Qui Bubola è co-autore di tutti i brani, ma il loro sodalizio artistico continua anche con Una storia sbagliata, brano del 1980 e dedicato a Pier Paolo Pasolini. Don Raffae’ è poi realizzata da lui, Faber e Mauro Pagani, con cui nel frattempo era nata una grande amicizia. Volta la carta, allora, non sarebbe stata la stessa senza Massimo Bubola, che vi ha aggiunto diverse citazioni fondamentali.

Angiolina cammina cammina sulle sue scarpette blu
Carabiniere l’ha innamorata, volta la carta e lui non c’è più
Carabiniere l’ha innamorata, volta la carta e lui non c’è più.

I riferimenti in Volta la carta

La dimensione onirica e surreale del brano ci ricorda quasi Il castello dei destini incrociati di Italo Calvino, forse perché come nel romanzo le carte fanno da cornice a vicende particolari. In questo caso indubbiamente più allegra è la narrazione. Il brano si ispira, come si può ben notare a filastrocche e detti popolari. Il ritmo così incalzante ci porta davvero nella dimensione di un canto popolare, ma De André non sfugge a riferimenti di altro genere. Ad esempio, al cinema: il carabiniere di cui si innamora Angiolina ricorda la Gina Lollobrigida di Pane, amore e fantasia. I fili che muovono il testo sono quelli delle carte, quindi un chiaro richiamo ai tarocchi, che dovrebbero riferirsi ad un detto popolare genovese:

A morte a scure a gente
vorta la carta
e se vedde ciu niente. 

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Laureata in Lettere moderne ed in Filologia moderna. Siciliana doc, docente, copywriter. Ha pubblicato un saggio dal titolo "Dietro lo specchio, Oscar Wilde e l'estetica del quotidiano" e scrive per diversi siti di divulgazione culturale. Ama la letteratura, il cinema, il teatro, l'arte e naturalmente la musica (ha studiato teatro musical per quattro anni), in particolare il rock, il symphonic metal, il cantautorato italiano e i musical.