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Francesco De Gregori, La storia di Rimmel

Francesco De Gregori è uno dei cantautori più importanti della musica italiana. Fortemente influenzato dal folk di Bob Dylan, con i suoi testi elaborati e poetici ha sempre incantato il pubblico e conquistato la critica. Tra le canzoni più famose sicuramente La donna cannone, uno dei brani d’amore più belli della musica italiana. Un altro brano molto conosciuto di Francesco De Gregori è sicuramente Rimmel, una storia di rimpianti, amori e nostalgia. Scopriamo tutto su questa canzone.

L’album Rimmel

In una intervista con Isio Saba, De Gregori ha spiegato così il significato del titolo dell’album:

Rimmel come il trucco che usano le ragazze, quello per gli occhi. Rimmel nel senso di trucco, di qualcosa di artefatto, ma questo disco è fatto per smascherarli, per metterli in evidenza. Almeno queste sono le intenzioni.

Sostanzialmente l’album allora vuole demistificare la realtà e porre al centro le finzioni della società. I testi furono molto apprezzati, ma una parte della critica fu estremamente severa. Nota a tutti è l’opinione di Giaime Pintor. Il giornalista stroncò De Gregori ed in particolare l’album. Eppure, Rimmel viene considerato un disco estremamente rivoluzionato. La figura della donna non è angelica o idealizzata come altrove nella musica italiana, i testi sono più elaborati, si analizzano i demoni e le debolezze umane.

La vita di Francesco De Gregori in Rimmel

Nella canzone che dà il titolo all’album De Gregori descrive sostanzialmente una storia d’amore finita. Secondo il suo amico Giorgio Lo Cascio, anche lui cantautore (che tra l’altro scattò due foto d’epoca presenti nella prima edizione del disco) la canzone è dedicata ad una ex fidanzata di De Gregori. Ella lo lasciò poiché si era innamorata di un altro. Questo è il primo elemento autobiografico, mentre il secondo è il riferimento alla lettura delle carte, che raccontò di essersi effettivamente fatto leggere una volta.

Chi mi ha fatto le carte,
mi ha chiamato vincente,
ma uno zingaro, è un trucco.
È un futuro invadente, fossi stato un po’ più giovane
l’avrei distrutto con la fantasia,
l’avrei stracciato con la fantasia.

In generale la canzone tratta di un amore finito e del ripensamento ad una persona con cui ormai la storia è finita. Il paragone con le carte caratterizza tutta la canzone, con lei che può fare ciò che vuole con i suoi “assi”. L’aspetto interessante del brano è che la conclusione del ritornello, ripetuta sempre, è un riferimento all’amicizia. A quanto pare anche se la storia è finita, è possibile che gli assi rimangano buoni amici come loro. Così l’intensa e nostalgica canzone, che cela una velata rabbia, ha comunque una conclusione delicata.

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Laureata in Lettere moderne ed in Filologia moderna. Siciliana doc, docente, copywriter. Ha pubblicato un saggio dal titolo "Dietro lo specchio, Oscar Wilde e l'estetica del quotidiano" e scrive per diversi siti di divulgazione culturale. Ama la letteratura, il cinema, il teatro, l'arte e naturalmente la musica (ha studiato teatro musical per quattro anni), in particolare il rock, il symphonic metal, il cantautorato italiano e i musical.