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Francesco Guccini, La storia del capolavoro “La locomotiva”

Bolognesi! Ricordatevi: Sting è molto bravo, però tenetevi il vostro Guccini. Uno che è riuscito a scrivere 13 strofe su una locomotiva, può scrivere davvero di tutto!” così disse Giorgio Gaber di Francesco Guccini citando la sua canzone più famosa: La locomotiva. Guccini ha dato sempre prova di essere un grande cantautore, sorprendendo il pubblico con brani a volte difficili da comprendere grazie alle innumerevoli citazioni letterarie e all’uso di un linguaggio ricercato e forbito. Prima che essere un musicista, Guccini è sicuramente uno scrittore. Non è un caso che ora, all’età di ottant’anni ma già da diverso tempo, si sia dedicato unicamente a quel mestiere. La locomotiva è rimasta nell’immaginario di tutti come un vero classico del cantautorato ed un esempio di scrittura formidabile, se teniamo conto che il lunghissimo testo venne scritto in appena venti minuti.

La locomotiva di Guccini e la storia vera a cui è ispirata

Le dodici strofe de La locomotiva approdano ne 1972 nell’album Radici. Negli otto minuti del brano si possono notare vari temi, la cui ispirazione principale deriva però da una storia vera. Nel 1893 l’anarchico Pietro Rigosi, un macchinista, “rubò” una locomotiva sganciata da un treno e sfrecciò a tutta velocità verso la Stazione di Bologna.

Conosco invece l’epoca dei fatti, qual era il suo mestiere:
i primi anni del secolo, macchinista, ferroviere,
i tempi in cui si cominciava la guerra santa dei pezzenti
sembrava il treno anch’esso un mito di progresso
lanciato sopra i continenti.

Fortunatamente, la storia non finì in tragedia: venne semplicemente deviata la corsa della locomotiva su un binario morto, dove quindi si schiantò contro sei carri merci, ma Rigosi non riportò ferite gravi. L’aspetto insolito della vicenda è il fatto che quando fu chiesto all’anarchico come mai avesse deciso di fare una cosa del genere, che avrebbe potuto condurlo alla morte, rispose:”Che importa morire? Meglio morire che essere legato!” 

La storia ci racconta come finì la corsa
la macchina deviata lungo una linea morta…
con l’ ultimo suo grido d’ animale la macchina eruttò lapilli e lava,
esplose contro il cielo, poi il fumo sparse il velo.

Il significato politico e sociale dietro la canzone

La locomotiva di Guccini si tinge quindi di un significato squisitamente politico, infatti Guccini ha fatto di Pietro Rigosi un simbolo del proletariato e della lotta di classe, come si evince da diverse strofe della canzone.

Ma un’altra grande forza spiegava allora le sue ali,
parole che dicevano “gli uomini son tutti uguali”
e contro ai re e ai tiranni scoppiava nella via
la bomba proletaria e illuminava l’aria.

Viene descritto sostanzialmente come un eroe ed alla fine della canzone Guccini afferma di volerlo ricordare ancora mentre corre contro le ingiustizie. In realtà, il cantautore ha spiegato che il brano è diventato politico in un secondo momento, ma non nasceva per questo. Anche se le influenze politiche non sono mai mancate in tutte i brani dell’autore. Sicuramente al di là di questo aspetto La locomotiva rimane un lavoro di composizione eccezionale.

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Laureata in Lettere moderne ed in Filologia moderna, studentessa di Editoria e Scrittura alla Sapienza. Siciliana doc, docente, copywriter. Ha pubblicato un saggio dal titolo "Dietro lo specchio, Oscar Wilde e l'estetica del quotidiano" e scrive per diversi siti di divulgazione culturale. Ama la letteratura, il cinema, il teatro, l'arte e naturalmente la musica (ha studiato teatro musical per quattro anni), in particolare il rock, il symphonic metal, il cantautorato italiano e i musical. (Domande e proposte: silviargento97@gmail.com)