George Harrison parla del suo più grande problema coi Beatles

Molti fan dei Beatles ricordano del periodo buio in cui la band piombò durante la registrazione del “White Album”, nel 1968. L’opprimente onnipresenza di Yoko Ono, i dibattiti sul monopolio totalitario tra John Lennon e Paul McCartney e l’emarginazione dalle vicende del gruppo di George Harrison. Ricordiamo che Ringo Starr fu, addirittura, il primo ad uscire dai Beatles. In ogni caso, al termine delle sessioni d’incisione per l’album, i Fab Four decisero di provare a tornare alle origini, alla lisergia dei primi anni attraverso spettacoli dal vivo per ravvivare l’atmosfera che si respirava all’interno del gruppo.

Il piano, a quanto pare, non andò per niente a buon fine. George Harrison definì le prime incisioni di “Let It Be”, nel 1969 come un tentativo miserabile di sentirsi a proprio agio; nonostante l’umore del gruppo fosse leggermente rinsavito con l’arrivo di Billy Preston in studio. Non tutto era perduto, però, nel 1970, i Beatles annunciarono di sciogliersi, ma nel corso di un’intervista, George Harrison non escluse che sarebbe potuto tornare a suonare coi colleghi della band. Comunque, il chitarrista disse di essere stremato dai problemi evidenti che si riscontrarono nel periodo prima della dipartita dei Fab Four.

George Harrison si sentiva oppresso da Paul McCartney

Il 1 maggio del 1970, Harrison viene intervistato dal DJ Newyorkese Howard Smith sulle cose che non gli sarebbero mancate dei Beatles. Quando l’intervistatore chiede se riunire i 4 in studio sarebbe stato difficile, il chitarrista risponde che la difficoltà reale sarebbe convivere in studio con gli altri e non portarceli.

“Sono sicuramente pronto ad iniziare una nuova avventura, chiedo solo che coloro che decidano di accompagnarmi non siano troppo pieni di sé. Altrimenti finirei per uscirne, proprio com’è successo coi Beatles”. Harrison poi cita i problemi reali che vennero affrontati nel gruppo, in particolare con Paul. ” Mi sentivo come se fossi costretto a vivere in una borsa e gli altri non mi lasciassero uscire, mi mancava l’aria. Sapevo che avrei potuto suonare con qualcun’altro passando giornate piacevoli”.

Quando Smith riflette sui conflitti con Paul, George Harrison spiega che i due sono cresciuti insieme e che, il primo, sia più grande dell’altro di 9 mesi. “Presumibilmente, Paul non ha mai accettato la mia crescita musicale, spiega Harrison.

A qualcuno non andava bene la crescita di Harrison

La famigerata “macchina” Lennon-McCartney con cui i Beatles hanno sfornato, negli anni, successi da hit parade uno dopo l’altro è imparagonabile. Tuttavia, anche se con fare più sommesso e pacato, a George Harrison dobbiamo alcune opere tecniche e profonde, divenute simbolo dei Beatles. Ciò nonostante, il chitarrista non ha mai avuto i meriti che gli spettavano né all’interno né fuori dal gruppo.“Tutti erano a conoscenza della mia crescita come compositore e autore, ma Paul e John hanno sempre fatto finta di niente, penso non gli sia mai andato a genio il fatto che potessi raggiungere i loro livelli”.

Comunque, nel corso delle incisioni per “Abbey Road”, Harrison fece uscire uno dei suoi più grandi successi “Something”, Lennon si rese conto del potenziale del chitarrista, chiedendogli di scrivere in numero uguale agli altri due, i brani per il prossimo album. Ovviamente, tutto questo non è mai accaduto, il maggior ostacolo per George Harrison era proprio McCartney. ” Continuava a fingere come se fossero gli impeccabili Lennon/McCartney, quello che sto cercando di dire è che potrei essere loro, ma preferisco essere, semplicemente, George”.

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Claudio Pezzella, studente in culture digitali e della comunicazione. Appassionato dell'arte in tutte le sue sfumature,alla costante scoperta di nuove frontiere culturali. Chitarrista e compositore polistrumentista impegnato in progetti progressive metal.