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Giorgio Gaber, Il significato di “Il comportamento”

Se cerchiamo un autore che possa divertirci, ma anche farci riflettere, non è necessario addentrarci per forza in una biblioteca, ma si può tranquillamente usare un lettore CD. La musica di alcuni cantautori può farci pensare, ma anche travolgerci con una verace ironia ed un sarcasmo e satira unici. È sicuramente il caso di Giorgio Gaber. Quando ci si approccia a questo cantautore si tende spesso a dimenticare la componente teatrale e fortemente filosofica che appartiene ai suoi scritti. Giorgio Gaber, insieme con Sandro Luporini, quando il crea il Teatro Canzone ha un’intenzione ben precisa: raccontare cosa significa essere uomini, con pregi e difetti del caso. Sono tantissime le canzoni in cui di fatto riflette sulla condizione umana. Oggi raccontiamo la storia di una di queste: Il comportamento, che Giorgio Gaber eseguiva nei suoi spettacoli con grande irriverenza.

Giorgio Gaber e Il comportamento

Innanzitutto, Il comportamento appare per la prima volta nell’album Libertà obvligatoria del 1976. In questo album si analizza l’uomo nelle sue sfaccettature. Dalla solitudine, alla coscienza, la politica sempre presente, tantissime sono le tematiche. Ne Il comportamento Giorgio Gaber sembra riflettere soprattutto sulle maschere che portiamo e sull’ipocrisia della società.

Io non assomiglio ad Ambrogio
l’interezza non è il mio forte
per essere a mio agio
ho bisogno di una parte.

Racconta la storia di quest’uomo, che non è come suo nonno Ambrogio. Infatti, Ambrogio è sempre se stesso, non ha diversi tipi di comportamento. Invece lui recita una parte a seconda di dove si trova, cosa che vanta con una grande sfacciataggine.

Chi siamo veramente?

La parte sicuramente più interessante ed anche più drammatica di questa canzone è la conclusione. Gaber ci dice addirittura che se un giorno noi cercassimo chi siamo davvero, non troveremmo nulla. La nostra sostanza è stata praticamente distrutta dall’ipocrisia. Siamo talmente portati a fingere che ci siamo dimenticati chi siamo davvero. Gaber con questa canzone sfotte la società in maniera come sempre ironica e divertente, ma ci mette anche di fronte ad una triste realtà. L’esempio lampante della critica di Gaber a questa società è il riferimento ad esempio all’atteggiarsi a intellettuale del personaggio che interpreta, un tema molto presente nel Teatro Canzone. Il protagonista dice di leggere Hegel per affascinare gli altri, per atteggiarsi a studioso. Così anche un filosofo come Hegel viene reso inutile e finalizzato ad una finzione. Interessante il riferimento al filosofo in questo brano, in una album in cui è presente la prosa Il sogno di Marx. 

 

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Laureata in Lettere moderne ed in Filologia moderna, studentessa di Editoria e Scrittura alla Sapienza. Siciliana doc, docente, copywriter. Ha pubblicato un saggio dal titolo "Dietro lo specchio, Oscar Wilde e l'estetica del quotidiano" e scrive per diversi siti di divulgazione culturale. Ama la letteratura, il cinema, il teatro, l'arte e naturalmente la musica (ha studiato teatro musical per quattro anni), in particolare il rock, il symphonic metal, il cantautorato italiano e i musical.