gtag('config', 'UA-102787715-1');

Giorgio Gaber, La storia di La mia generazione ha perso

Giorgio Gaber ha sempre criticato aspramente la società nelle sue canzoni. Ciò con tagliente ironia, una satira politica la sua, che lo ha reso incredibilmente famoso. I suoi brani, alcuni monologhi in prosa, altri composizioni musicali, hanno spinto tutti gli ascoltatori alla riflessione. Nell’ultimo periodo della sua vita, Giorgio Gaber ha reso più accesa la sua critica, in particolar modo concentrandosi sul malcostume vigente. Ascoltando oggi tante delle sue illuminanti canzoni, possiamo comprendere aspetti della nostra vita e di cosa significa essere uomini. Uno degli album che più mostra questo è La mia generazione ha perso, che Gaber ha pubblicato nel 2001.

La mia generazione ha perso

La novità del disco è il fatto che sia il primo album in studio addirittura dopo quattordici anni. Non tutti i brani sono inediti, ma molti sono registrati per la prima volta e si erano sentiti dal vivo durante gli spettacoli teatrali del cantautore. Il titolo è una frase tratta dalla canzone più importante dell’album: La razza in estinzione. Anche solo ascoltando questo brano si può capire sostanzialmente che cosa abbia voluto costruire con questo disco Giorgio Gaber. Una terribile condanna del malcostume della società moderna. Il cantautore non risparmia nessuno, cita la Chiesa, la politica, la religione, la gestione della cultura, ecc. L’immagine che Gaber dà di sé non è più quella del bonario maestro, ma dell’uomo anziano amareggiato da tutta la decadenza morale che dilaga. In questo senso, la sua generazione ha perso perché Gaber spiega come ai suoi tempi vi fosse invece il coraggio di ribellarsi e lottare. Anche se, purtroppo, quella generazione ha fallito.

Un album che può insegnare tanto

In generale La mia generazione ha perso è un album cupo, spesso malinconico. Contiene ad esempio uno dei brani più tristi della discografia di Giorgio Gaber: Verso il Terzo millennio. La satira tocca punte di forte ironia anche divertenti, come in Si può. Non mancano poi le tracce dalla grande dolcezza e d’amore, come Quando sarà capace d’amare. Risulta estremamente vario in tal senso, ma anche profondamente riflessivo e che può insegnarci tanto ancora oggi. Il cantautore analizza la società in tutte le sue sfumature, nei suoi errori, con profondo disgusto e rammarico, ma anche con orgoglio per il passato. Se osserviamo il deserto di morale che ci descrive Gaber, possiamo anche comprendere quanto profondamente dal 2001 certi aspetti negativi del nostro mondo siano rimasti gli stessi e anche, magari, capire come cambiarli.

La mia generazione ha visto
Migliaia di ragazzi pronti a tutto
Che stavano cercando
Magari con un po’ di presunzione
Di cambiare il mondo
Possiamo raccontarlo ai figli
Senza alcun rimorso
Ma la mia generazione ha perso.

Share

Laureata in Lettere moderne ed in Filologia moderna, studentessa di Editoria e Scrittura alla Sapienza. Siciliana doc, docente, copywriter. Ha pubblicato un saggio dal titolo "Dietro lo specchio, Oscar Wilde e l'estetica del quotidiano" e scrive per diversi siti di divulgazione culturale. Ama la letteratura, il cinema, il teatro, l'arte e naturalmente la musica (ha studiato teatro musical per quattro anni), in particolare il rock, il symphonic metal, il cantautorato italiano e i musical. (Domande e proposte: silviargento97@gmail.com)