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Giorgio Gaber, Per cosa sta davvero la “G” di “Signor G”?

Giorgio Gaber e Sandro Luporini hanno dato vita ad un genere del tutto particolare: il Teatro Canzone. Già dal nome è intuibile la natura ibrida di questo modus di fare intrattenimento. Una semplice sedia, Giorgio Gaber, il pubblico e la parola. La canzone protagonista di uno spettacolo teatrale che ha quindi anche monologhi. Le tematiche sono le più disparate, tra tutte la satira e la critica della società. Il cantautore fa ciò comportandosi con come un maestro che si erge dall’alto del suo piedistallo, ma descrivendosi lui in primis come umile ed inetto. Questo personaggio si chiama Signor G. Ma cosa significa davvero questo nome?

Il signor G

Stanza 132 ore 18 è già nato, si un maschio due chili e nove, và com’è bello tutto suo padre, no tutto sua madre ma che dici, si tutto bene parto naturale non se n’è neanche accorta.

1970, Il signor G nasce è il brano con cui nasce anche il personaggio. Così, attraverso diversi modi (prosa, canzone, monologo, dialogo) Gaber mostra in tutta la sua fragilità l’uomo. G a volte è confuso, a volte impegnato, a volte “non so” (come il disco Dialogo tra un impegnato e un non so). Le contraddizioni di una società e di una politica che spesso non sa cosa fare si vanno a districare com una grande capacità. Molti hanno lodato il Signor G del cantautore milanese come puntuale proiezione autentica dell’uomo moderno. Ma la G per cosa sta allora? Per Giorgio? Per Gaber? Per entrambi?

La spiegazione di Giorgio Gaber

Il signor G rappresentava e rappresenta ancora, […] la sincerità. Io venivo da un mondo tutto diverso basato sulla logica dell’intrattenimento. Scegliendo il teatro ridussi ulteriormente il mio nome e creai una sintesi fra me e il personaggio. “Il signor G” – dove quella G voleva dire “gente” – era un signore un po’ anonimo, un signore come tutti che però mi assomigliava, in bilico fra un desiderio di reale cambiamento e un inserimento nella società […]. Il suo atteggiamento, sempre molto interrogativo, si trova di fronte a una generazione che ha grande voglia di cambiamento.

Così Micaela Bonavia riporta le parole di Gaber nel suo saggio Giorgio Gaber Jacques Brel Dialogo. Capiamo quindi che questo Signor G non significa Gaber, anche se naturalmente risente della sua personalità. Infatti, il cantautore ha scelto il teatro per potersi esprimere più liberamente e scappare dalla censura e dalle ingerenze della televisione. Ma al di là della personalità dell’autore, risente soprattutto da una idea di società e quindi questa G sta per Gente.

 

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Laureata in Lettere moderne ed in Filologia moderna, studentessa di Editoria e Scrittura alla Sapienza. Siciliana doc, docente, copywriter. Ha pubblicato un saggio dal titolo "Dietro lo specchio, Oscar Wilde e l'estetica del quotidiano" e scrive per diversi siti di divulgazione culturale. Ama la letteratura, il cinema, il teatro, l'arte e naturalmente la musica (ha studiato teatro musical per quattro anni), in particolare il rock, il symphonic metal, il cantautorato italiano e i musical.