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Gli album grunge più sottovalutati di sempre

Nonostante abbia avuto una vita breve rispetto a tanti altri generi, il grunge ha svolto un ruolo non indifferente nella storia della musica, sia dal punto di vista culturale e sociale, oltre che artistico. Il grunge, anche noto come Seattle Sound, si traduce letteralmente con “sporcizia” e, infatti, si presenta come una musica ‘sporca’, ribelle, fuori dagli schemi e assolutamente nichilista. Rappresentato da alcuni grandi gruppi come i Nirvana, i Mudhoney, i Pearl Jam, i Soundgarden, i Melvins e tanti altri ancora, questo genere ha rivoluzionato completamente il concetto di rock e, oggi, siamo qui per proporvi una speciale classifica tutta dedicata al grunge e agli album più sottovalutati di questo genere.

Stag, Melvins

Iniziamo subito con una delle più influenti band del movimento grunge: i Melvins. La band statunitense, nata ad Aberdeen nel 1993 dall’incontro tra Roger Buzz Osborne, Mike Dillard e Matt Lukin, grazie al loro sound sludge metal e ai loro ritmi lenti e profondi, hanno influenzato moltissime formazioni della scena grunge di Seattle, come i Nirvana e i Soundgarden di Chris Cornell. Un disco che meriterebbe sicuramente più attenzione e merito è sicuramente Stag, pubblicato dai Melvins nel 1996.

Sweet Oblivion, Screaming Trees

Passiamo ora ad un altro grande gruppo grunge: gli Screaming Trees. Considerato tra i maggiori precursori del genere grunge, il gruppo capitanato da Mark Lanegan ha rilasciato tanti album interessanti e, poi, ce n’è uno che ha particolarmente attirato la nostra attenzione: Sweet Oblivion. Il sesto album della band statunitense, pubblicato nel settembre del 1992, rappresenta in realtà il loro più grande successo commerciale e, allora, vi starete chiedendo come mai l’abbiamo inserito in questa speciale classifica.. Il fatto è che Sweet Oblivion avrebbe dovuto rappresentare un trampolino di lancio per Lanegan e soci e, alla fine, così non è stato.

No Code, Pearl Jam

In questa speciale classifica degli album più sottovalutati del grunge non poteva certo mancare No Code dei Pearl Jam. Il disco, pubblicato dalla band di Seattle il 24 agosto del 1996, presenta una varietà di stili differenti rispetto al passato e, soprattutto, rispetto ai soliti canoni dei Pearl Jam. Nel gruppo, infatti, inizia a intravedersi una strana voglia di sperimentare nuovi stili, parecchio lontani dal caro vecchio grunge: ed è probabilmente per questo motivo che l’album non ha raggiunto il successo sperato. Ad ogni modo, il consiglio che diamo sempre è quello di ascoltare, prima di giudicare.

Alice in Chains, Alice in Chains

Stesso discorso vale anche per Alice in Chains, terzo album in studio della band omonima. Il disco, pubblicato nel 1995, è anche noto come “Tripod” (“tripode” in italiano) a causa della singolare copertina, raffigurante da un lato il cane di Jerry Cantrell, Sunshine, con una zampa in meno e dall’altro il circense e showman Frank Lentini: l’uomo con tre gambe. Il disco, in conclusione, è considerato dai fan come uno dei più tristi dell’intera discografia della band.

Nymphs, Nymphs

Veniamo ora all’ultimo disco di questa speciale classifica degli album più sottovalutati del grunge: Nymphs, della band omonima statunitense. Questo particolare lavoro discografico, pubblicato dai Nymphs nel 1991, deluse non poco le aspettative: eppure, statene certi, si tratta di un album fantastico, al cui interno si mescolano perfettamente glam rock e grunge.

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Simone Esposito: studente e amante della musica in tutte le sue sfumature. Articolista esperto e aspirante critico musicale. Appassionato di cinema, letteratura e arte (in tutte le sue forme). (es.simone@libero.it)