gtag('config', 'UA-102787715-1');

I Led Zeppelin a Milano e quel concerto finito in tragedia

Nell’edizione del Cantagiro del 1971, tra le numerose star della musica italiana presenti fecero capolino anche i Led Zeppelin. La band rock britannica guidata da Robert PlantJimmy Page fu così invitata presso il prestigioso Velodromo Vigorelli il 5 luglio di quell’anno. Purtroppo, qualcosa andò storto e il complesso non sarebbe mai più ritornato in Italia per alcun concerto.

La scelta di internazionalizzare il Cantagiro

Verso la fine degli anni ’60, il Cantagiro aveva vissuto una fase di flessione. Gli organizzatori si adeguarono ad un contesto in continua evoluzione e chiamarono diverse star della musica mondiale, tra le quali Aretha FranklinCharles AznavourLeo Ferrè e per l’appunto di Led Zeppelin. La band rock britannica aveva già inciso tre dischi con notevoli risultati e stava assumendo una dimensione planetaria.

Prima dell’esibizione del quartetto, si erano esibiti numerosi altri solisti e gruppi italiani. Tuttavia, la maggior parte non ottenne il successo sperato, dato che la maggior parte del pubblico era presente solo per Robert Plant e gli altri membri della band. Gianni Morandi cercò di placare gli animi interpretando un pezzo che poco aveva a che fare con la tipica musica italiana, Al bar di muore, ma fu fischiato. Si salvarono in parte i New Trolls, più vicini a sonorità rock.

L’arrivo dei Led Zeppelin sul palco del Vigorelli

Alle 22.40, con un notevole anticipo rispetto alla scaletta prestabilita, salirono sul palco del Velodromo VigorelliLed Zeppelin. L’attesa per i fan era finita e la band si stava a sua volta innervosendo. Tutto iniziò con il riff di chitarra di Black Dog, grande successo del futuro quarto disco del gruppo. Il pubblico era in totale visibilio, in una confusione pressoché assoluta. Diversi genitori stavano cercando di salvare i propri figli dal caos totale, mentre infiammavano i tafferugli tra forze dell’ordine e agitatori politici.

Una situazione sempre più paradossale

Nel casino sempre più prorompente, i Led Zeppelin continuarono a suonare. Da The Immigrant Song ad una versione tagliata di Dazed and Confused, passando per Since I’ve Been Loving You, lo spettacolo andò avanti. Robert Plant si fermò per un attimo durante una sua performance e invitò i suoi fan ad allontanare il fumo fastidioso soffiando verso lo stesso. Fu poi la volta della straordinaria Whole Lotta Love mescolata con Moby Dick, con un assolo di batteria di John Bonham fuori dal comune. Tuttavia, ogni accorgimento era inutile.

L’esibizione fu irrimediabilmente sospesa. Il manager della band ordinò lo stop e Jimmy Page si recò verso l’infermeria. L’addetto alla batteria di Bonham, Mick Hintom, fu colpito alla testa da una bottiglia di vetro. Un vero disastro, al quale Robert Plant proprio non riusciva a crescere: “Mai visto nulla di simile. È la prima volta che abbiamo abbandonato un nostro concerto. Quelle forze dell’ordine sembravano schierate più per un congresso politico che per un concerto. Non capisco come la polizia intervenga su 10 mila persone che hanno pagato un biglietto”. I tafferugli andarono avanti fino a notte inoltrata e provocarono diversi feriti, ma nessuno perse la vita.

Share

Giornalista pubblicista, blogger, articolista e copywriter, talvolta anche guardia giurata, diplomato al Liceo Linguistico. Appassionato di scrittura, sport, tecnologia e soprattutto musica. Rock'n'Roll prima di tutto, ma spazio tra vari generi e mi piace raccontarli a modo mio. (raffaele-sarnataro@libero.it)