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Iron Maiden: tutti i segreti dietro la copertina di Somewhere in Time

Il sesto album in studio degli Iron Maiden, Somewhere in Time, è forse uno dei più elaborati della band londinese. La complessità del disco, infatti, consta non solo per quanto concerne i testi e le strumentazioni, ma anche e soprattutto per la copertina. Tra messaggi nascosti, scheletri, risultati calcistici, gatti e piramidi, andiamo a scoprire tutti i dettagli della copertina di Somewhere in Time degli Iron Maiden.

La copertina Somewhere in Time degli Iron Maiden

La copertina è stata realizzata da Derek Riggs, illustratore inglese che ha ideato tutte le copertine della band dal 1980 in poi. L’artwork, per lui, fu particolarmente difficile da comporre per via dei numerosi dettagli che gli Iron Maiden chiesero di inserire all’interno della copertina di Somewhere in Time. Parlando del suo lavoro, Derek spiegò: “Vivevo a Londra a quei tempi e lavorai su Somewhere in Time per due mesi abbondanti. Anzi, mi richiese tre mesi di lavoro complessivi. Dovetti poi fermarmi perché ne avevo abbastanza. Mi era entrato in testa, non vedevo e non pensavo ad altro, a causa di tutti quegli innumerevoli minuscoli dettagli”.

La mascotte degli Iron Maiden Eddie The Head, o più semplicemente Eddie, questa volta veste i panni di un assassino in uno scenario a dir poco futuristico. Tra insegne luminose ed ologrammi, Riggs ha inserito tantissimi richiami ai precedenti lavori della band: l’Aces High pub, il ristorante Ancient Mariner, gli hotel Dune e Long Beach Arena, la Phantom Opera House. Poi ancora: gli ologrammi delle piramidi, l’immagine di Icarus che precipita, l’orologio sul retro che segna le 23:58 (“2 minutes to midnight”).

Gli innumerevoli dettagli della copertina

E, questi, sono solo alcuni dei messaggi nascosti all’interno della copertina di Somewhere In Time. Alcuni sono visibili facilmente, altri invece sono ben nascosti. Avete notato che Eddie si trova in una strada intitolata Acacia? (chiaro riferimento al brano 22 Acacia Avenue dell’album The Number of the Beast.).

Se aguzzate la vista, invece, noterete la firma di Riggs sull’elmetto di Eddie. Guardando ancora la mascotte, al suo fianco possiamo trovare invece il poster del primo album degli Iron Maiden. A sinistra della sua pistola, invece, trova spazio l’occhio di Horus posto su un grattacielo: si tratta di un antico simbolo egizio, menzionato nell’album Powerslave del 1984.

In basso a sinistra, poi, è visibile la scritta “The Ruskin Arms”, ovvero il nome del pub londinese dove Steve Harris e soci hanno suonato nei loro primi anni di carriera. Altri riferimenti a luoghi legati alla band sono: il ‘Rainbow’, ‘L’Amours Beer Gardens’, ‘l’Hammerjacks e il ‘Tehe’s Bar’.

Sull’insegna di un locale c’è la scritta “Bradury Towers Hotel International”, in onore dello scrittore Ray Bradbury, su un’altra invece c’è scritto ‘Webster’, un chiaro omaggio al direttore della EMI Charlie Webster. Steve Harris è un grande fan della squadra di calcio del West Ham, e, ovviamente, non poteva certo mancare un riferimento agli Hammers: il punteggio di calcio mostrato su un cartellone è “West Ham 7… Arsenal 3”.

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Simone Esposito: studente e amante della musica in tutte le sue sfumature. Articolista esperto e aspirante critico musicale. Appassionato di cinema, letteratura e arte (in tutte le sue forme). (es.simone@libero.it)