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Ivan Graziani, la storia di uno dei più grandi esponenti del rock in Italia

Se dovessi andare a descrivere tutti i nomi più sottovalutati in Italia dal punto di vista musicale non basterebbe un’enciclopedia intera. Troppi sono i nomi veramente grandiosi che, se fossero nati e cresciuti nel panorama inglese o americani, avrebbero cambiato per sempre il mondo del rock. Ne potremmo citare tantissimi e va detto che in pochi hanno avuto un conclamato successo internazionale (tra questi, forse Zucchero oggi è quello che detiene la palma di autore rock più conosciuto all’estero, benché non sia rock). E Ivan Graziani? Andiamo a ripercorrere la storia di uno dei più grandi esponenti del rock in Italia.

Gli inizi e il supporto incredibile di un grande nome

Ivan Graziani dagli anni Sessanta ha sempre maturato una profonda passione per la musica, soprattutto per il rock e non poteva non essere così. L’esordio avviene nel 1974 con il vero e proprio inizio della carriera discografica il primissimo LP “La città che io vorrei” per poi iniziare una collaborazione con un nome altisonante. Fu proprio in quel periodo che iniziò a suonare tutte le varie chitarre del disco “La batteria, il contrabbasso, eccettera” di Lucio Battisti. Quest’ultimo è il primo grande nome a credere in lui, tanto da far produrre il disco  “Ballata per 4 stagioni” che però non ebbe grandissima fortuna.

I grandissimi successi discografici

Nel 1978 esce uno dei suoi album più famosi, ovvero “Pigro“, che lo consacra definitivamente al grande pubblico. I fan iniziano così ad apprezzarlo davvero grazie alle canzoni “Monna Lisa“, alla traccia omonima “Pigro” e con “Paolina” che diventano dei veri e propri inni per i fan. Già diversi mesi prima, Ivan era riuscito a incontrare i gusti del pubblico con il brano “Lugano Addio” che era riuscito ad avere i primi successi dal punto di vista delle vendite. Peccato che poi da questo periodo inizierà una lenta fase discendente, non artisticamente, ma della risposta dal pubblico.

L’immagine

Il Nostro è noto anche per la sua immagine estetica che pareva, francamente, poco adatta all’immagine consueta del rock. Va detto che di solito le rockstar sono caratterizzate da jeans, occhiali scuri e giacca di pelle, uno stereotipo visivo che creò Lou Reed. Ivan invece era totalmente diverso: rimaneva i jeans, ma la capigliatura disordinata si univa a un paio di occhiali rossi che parevano non c’entrare nulla con il personaggio. Il tutto era unita a un’aria un po’ stralunata, un po’ assente e particolarissima.

Gli ultimi anni e l’eredità

Uno dei suoi ultimi successi fu “Maledette Malelingue“, presentato anche al Festival di Sanremo del 1994, che lo fece conoscere anche ai più giovani. Qualche anno dopo, a nemmeno 53 anni, morì a causa di un male brutto e incurabile (pare che fosse già malato da diversi anni). Abbiamo cercato di raccontarvi in poche parole la storia di uno dei più grandi esponenti del rock in Italia. Se volete ascoltare il repertorio in live di Ivan Graziani, potete seguire il figlio Filippo che sembra veramente simile al padre dal punto di vista vocale. Filippo inoltre condivide con il padre la passione per la chitarra come ottimo musicista (studiando anche negli USA lo strumento).

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Mi reputo da sempre un appassionato di rock (soprattutto inglese, son cresciuto con il Britrock) e sono un po' il carnivoro che si scaglia contro i vegani (la nuova musica pop dei giorni nostri). Scherzo, sono solo sarcastico.