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John Lennon: quella volta che l’ex Beatles venne spiato dal governo degli Stati Uniti

Attivista, polistrumentista, paroliere, attore, regista e -naturalmente- cantautore, John Lennon ha lasciato un segno indelebile nella storia della musica e, ovviamente, nella cultura di massa. Con le sue idee rivoluzionarie e pacifiste, l’ex Beatles è stato capace di illuminare le masse con i suoi mantra, semplici, ma efficaci. Qualcuno, però, all’epoca ebbe il barbaro coraggio di definirlo un “pericoloso” pacifista: in pratica un ossimoro a dir poco ridicolo. Troppe volte ci siamo soffermati -come è giusto che sia- sull’aspetto musicale, sui Beatles, su Yoko Ono, Mark David Chapman e l’omicidio dello stesso Lennon, trascurando -di contro- l’aspetto politico della questione. Si, aspetto politico, perché in quegli anni tutto girava intorno alla politica. Ci fu, infatti, un periodo in cui John Lennon era in cima alle classifiche, era il beniamino di milioni di persone e… il nemico numero uno del governo statunitense.

Gli Stati Uniti contro John Lennon

L’accanimento del governo degli Stati Uniti nei confronti di John Lennon iniziò nei primi anni settanta, dopo che iniziarono a girare voci che l’ex Fab4 aveva in programma una serie di concerti negli USA in cui avrebbe combinato musica e attività organizzative contro la guerra. Il Presidente degli Stati Uniti dell’epoca, Richard Nixon, temendo l’influenza di Lennon su milioni e milioni di americani votanti, decise quindi di tenerlo sotto controllo.

Le documentazioni raccolte dall’FBI

Qualche anno dopo l’assassinio di John Lennon -avvenuto la sera dell’8 dicembre del 1980 per mano di Mark David Chapman– uscì fuori che l’FBI aveva collezionato una cosa come 280 pagine, tra documenti, file e canzoni vere e proprie. C’erano, inoltre, anche diversi ordini scritti in cui si chiedeva agli agenti governativi di incastrare l’ex Beatles per ‘festini a base di droga’. Come giustamente fece notare il New York Times la questione USA contro John Lennon era ‘la storia non solo di un uomo molestato, ma di una democrazia minata‘.

L’ossessione del governo americano nei confronti dell’ex Beatles

John Lennon si era guadagnato l’amore e l’ammirazione di un’intera generazione, diventando una sorta di ‘guida‘, di ‘ispirazione‘ per milioni di persone. L’intelligenza dell’artista di Liverpool fu quella di usare la sua celebrità come una sorta di pulpito per cause maggiori: guerra, pace, politica, governo, amore ed odio. E, proprio per questi motivi elencati, il governo degli Stati Uniti -che aveva imparato perfettamente che la musica poteva nascondere un fine politico e quindi rappresentare un pericolo- era completamente ossessionato dalla figura di John Lennon.

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Simone Esposito: studente e amante della musica in tutte le sue sfumature. Articolista esperto e aspirante critico musicale. Appassionato di cinema, letteratura e arte (in tutte le sue forme). (es.simone@libero.it)